FIÈ ALLO SCILIAR. Ve lo immaginate il giovane Arno Kompatscher che, dalla sua Fiè, scendeva a Prato Isarco per vedere passare il Giro? Il futuro presidente della giunta provinciale altoatesina, grande sportivo, sudava e sognava: si allenava con il Latemar sperando di diventare un giocatore di hockey professionista con il Bolzano, purtroppo senza fortuna. Studiava e sognavacome portare il Giro d’Italia a casa sua, e in questo caso l’impresa gli è perfettamente riuscita: laureatosi, nel 2009 ci è riuscito da amministratore delegato della società impiantistica dell’Alpe di Siusi. Ma già allora Arno Kompatscher sognava la cronoscalata che oggi potrebbe dare il colpo di grazia alla classifica generale del Giro d’Italia. Kompatscher ha realizzato il suo sogno da presidente della giunta provinciale, ma a chi gli dice che – come Durnwalder – si è portato il Giro d’Italia in casa risponde che la Corsa Rosa non saliva appunto sull’altipiano dello Sciliar da 7 anni.

Dopo un anno di completa assenza, l’Alto Adige è tornato ad investire con forza nel Giro d’Italia. È cambiata la vostra filosofia di marketing territoriale?

No, noi abbiamo sempre puntato sul Giro d’Italia come veicolo promozionale. L’anno scorso gli organizzatori di Rcs Sport avevano già individuato un disegno che non prevedeva tappe in Alto Adige. A noi dispiacque e loro ci promisero che quest’anno ci avrebbero “ricompensato”, per questo abbiamo avuto l’arrivo del tappone dolomitico e la cronoscalata dell’Alpe di Siusi, che sognavo fin dal 2009, quando il Giro ci arrivò da San Martino di Castrozza ed io ero amministratore delegato della società impiantistica: allora ci dissero che una cronoscalata alla prima settimana non era possibile, perché era troppo presto e rischiava di segnare la classifica generale.

Cosa risponde a chi le dice che, come Durnwalder, da presidente della giunta provinciale si è portato il Giro d’Italia a casa?

Rispondo che non è così, perché per le località di tappa c’è una rotazione e il Giro d’Italia non saliva sull'altipiano dello Sciliar da sette anni. Stiamo già programmando gli arrivi dei prossimi anni, tutte le vallate dell’Alto Adige avranno la loro tappa, rispettando quella rotazione. Eppoi quest’anno abbiamo anche il giorno di riposo, che è gratis, e la partenza da Bressanone.

Quanto sono costate queste quattro giornate di Giro d’Italia?

Non mi faccia fare cifre, sinceramente non vorrei sbagliare, quello che posso dire è che gli organizzatori, anche per farsi un po’ perdonare l’esclusione dell’anno scorso, ci hanno fatto davvero un buon prezzo, anche perché era loro intenzione portare l’arrivo del tappone dolomitico a Corvara per fare un omaggio alla Maratona dles Dolomites. E mi permetta di dire che, in ogni caso, sono soldi investiti bene.

Lei è appassionato di ciclismo?

Seguo il Giro d'Italia fin da quando ero un ragazzo, mi ricordo che scendevo a Prato Isarco per vedere passare i ciclisti.

Lo ha anche praticato?

Ho giocato a calcio a buon livello con lo Sciliar, ma la mia grande passione è stato l'hockey su ghiaccio: mi sono allenato per anni con il Latemar, a Bolzano, sognavo di diventare un giocatore professionista, ma non avevo il talento necessario. Il ciclismo no, ma ho una mountain bike e la uso alla domenica per fare qualche giro sull’Alpe di Siusi.

Parlando di bicicletta non possiamo non chiederle che fine ha fatto il progetto di chiusura dei passi dolomitici al traffico motorizzato: è ancora vivo?

Certo, ma parlare di chiusura è sbagliato, è un termine che spaventa. Parlerei piuttosto di una gestione intelligente del traffico. È attivo il tavolo dei sindaci, dobbiamo affrontare il tema al più presto, ce lo chiede anche l’Unesco.

Twitter: @mauridigiangiac