BOLZANO. Tra tanti misteri, stupore ed incredulità, il dado è ormai tratto: Alex Schwazer non andrà alle tanto sognate e volute Olimpiadi di Rio de Janeiro. «Se non avessi vinto quella gara a Roma adesso non sarei in questa situazione. Sì, oggi (ieri, ndr) mi sono allenato, l’ho fatto per me, ma è stato davvero molto difficile», ci ha detto Alex tra sconforto e amarezza. Ma la vicenda della nuova positività del marciatore altoatesino ha diversi aspetti oscuri e misteriosi che necessitano di chiarezza. Nulla da eccepire per quanto concerne la procedura normativa. Gli aspetti tutt’altro che chiari sono due. Il primo è legato al viaggio della provetta A dal laboratorio di Colonia a quello di Montreal, sede di quello all’avanguardia sotto l’aspetto ormonale. In questo caso non può essere esclusa a priori la possibilità di manomissione. Il secondo al fatto che la Iaaf ad aprile aveva inviato un documento alla Federatletica italiana che attestava la negatività dei test fatti ed il benestare al ritorno alle gare.
Fino al 5 luglio, data delle controanalisi, tre le ipotesi , nessuna esclusa: 1) assunzione volontaria o involontaria di sostanza contenente “precursori del testosterone sintetico estranei all’organismo”; 2) errore nella costosa procedura della spettrometria di massa per rapporto isotopico che verrebbe corretta in fase di controanalisi (molti improbabile); 3) complotto per colpire Sandro Donati e quindi Schwazer.

Il testosterone sintetico non serve a sport di endurance ma consente un recupero maggiore. Alex, che si era già occupato di doping, lo sa che il testosterone è sostanza facilmente rilevabile nei test: quale interesse avrebbe avuto assumerlo? Lo staff medico che seguiva Alex effettuava almeno un paio di volte al mese il test sul testosterone.

Passando direttamente al terzo punto non è un segreto che Donati, nella sua nobile battaglia contro il doping, abbia raccolto quasi esclusivamente odio e cattiveria. Recentemente con la Wada è arrivato allo scontro diretto con colui che dal primo luglio diventerà direttore generale della Wada, Oliver Niggli. Donati aveva accusato la gestione della nuova Wada del dirigente svizzero, dal passato nell’Interpol, anche a seguito della negata riduzione della squalifica a Schwazer. Non va dimenticato che il professore romano nella sua vita ha fatto emergere due importanti casi. Il primo è quello del doping di Stato che veniva praticato presso il laboratorio di Ferrara dal dottor Francesco Conconi, un tempo collega al Coni. Il secondo, l’aver denunciato il salto in lungo truccato di Giovanni Evangelisti ai Mondiali di Roma ’87 accusando esplicitamente di complicità l’allora funzionario della Federatletica, Luciano Barra. Quest’ultimo, pochi giorni prima della Coppa del mondo di marcia dell’8 maggio, aveva scritto una lettera ai presidenti del Coni, Malagò, e della Fidal, Giomi «suggerendo ed implorando di non iscrivere Schwazer alla Coppa del Mondo di marcia».

«Per colpire me, hanno massacrato Alex», è stato il commento del giorno dopo di Sandro Donati. «È incredibile che la Iaaf, dopo aver effettuato una serie di controlli, pilotati o meno al fine di incastrare Alex, confermando l’esito negativo degli stessi con tanto di documentazione inviata a fine aprile alla Fidal, oggi ci fermi con un documento che parla di positività. È una cosa mostruosa, dove ci sono responsabilità ben precise che dovranno emergere, al più presto – ha aggiunto l’allenatore di Schwazer – Se Alex era positivo al 13 maggio perché ci hanno fatto gareggiare a fine maggio a La Coruña? Gli esami su quella provetta sono andati avanti fino a circa il 25 aprile e dopo la gara di Roma qualcuno ha fatto ritestare la provetta. Dal 13 maggio al 21 giugno c’è stato un lavorio per studiare il modo di fermarlo».