MERANO. Istinto e cervello. E fortuna, la paprica del destino. Non ce la fanno, dopo il traguardo e in premiazione e nello spogliatoio dei fantini, a mascherare la lacrima di esultanza. Non parliamo di ippici imberbi, ma del jockey Josef Bartos dalla mano fatata, di Josef Aichner e di suo figlio David, che partendo dalla val Sarentino edificano e commerciano case con la Aimo Immobiliare e in parallelo una grande scuderia vestita di giallonero. Hanno scelto di affidare i loro cavalli, al momento 42, a un altro Josef, Vana Jr, che col padre mito dell’ostacolismo dell’est europeo da anni imperversa a Maia così come in mezzo continente. Il centro di allenamento è in Boemia, e per questo mentre stappando le bottiglie del WineFestival si festeggiava al successo la colonna sonora era l’inno della Repubblica Ceca. Formalmente, la nazionalità del cavallo viene imbrigliato a quello dell’allenatore. Dettagli causidici: il cuore del successo è altoatesino doc, pur con il mantello boemo.

Quindici anni.

L’istinto. Quello di Josef “Joe” Bartos, benedetto da Raffaele Romano - che di Gran Premi ne ha vinti tre e ha bypassato le 500 vittorie da jockey professionista - come il rivale dalla classe più cristallina. Impossibile contraddirlo, eppure a Joe mancava nella parure il gioiello del “Merano”. «Erano quindici anni che inseguivo questo traguardo». Solita faccia da bravo ragazzo, Josef Bartos, i capitomboli gli avranno scalfito qualche osso ma di certo non l’animo guerriero, nella sua silhouette alta e magra alla Lester Piggot. Glielo si legge guardandolo negli occhi di ghiaccio che però, questa volta, si sciolgono. Mentre in sala fantina i colleghi gli versano bollicine, ritrova la freddezza: «Quando Le Costaud si è estromesso dalla corsa, ho preso in mano la corsa. Senza tatticismi, mi sono affidato alla sensazione. L’Estran è un gran saltatore, il dubbio è se regge la distanza. Ma siamo qua davanti agli altri, allora proviamoci, mi sono detto».

Buona la prima (da allenatore).

Il cervello. L’Estran non è frutto di un’intuizione last minute. «È da un anno che programmiamo questa corsa», spiega Josef vana Jr, al primo anno nelle vesti di allenatore dopo aver vinto due volte il “Merano” in sella con Alpha Two nel 2013-14.L’Estran è entrato nella scuderia giallonera due anni fa. «Un rientro (vincente, ndr) a Dieppe in Francia in giugno, la vittoria nel “Creme Anglaise” a Maia in agosto che ci ha fatto capire che c’eravamo». Dietro c’è lo studio a tavolino di una famiglia, che “Pepi” ringrazia a ripetizione: «Papà, mamma, e naturalmente Joe Bartos».

La profezia.

Fortuna. Mettiamola così, senza l’uscita di scena di Le Costaud, staremmo a raccontare un’altra storia. «Eppure Bartos l’altra sera me lo aveva detto: nella prima parte della stagione la dea bendata non è stata dalla nostra, vedrai che cambia». Josef Aichner è raggiante, abbraccia bacia e ha una parola per tutti. La sua è una vittoria di un team fatto anche di tanti supporter. «Quando ho pensato che davvero poteva essere la volta buona? Solo dopo l’ultimo salto».

Rabbia francese.

Le Costaud, volenti è la pietra angolare della corsa. Il fantino Bertrand Lestrade cerca qualche giustificazione aggrappandosi a qualche tentennamento rilevato in sella al sauro, rientrato poi senza palesare alcun problema fisico. L’allenatore Guillaume Macaire, che inseguiva il sesto trionfo, furioso al dissellaggio è lapidario e condanna il jockey: «Perché chiedete a me cosa è successo? Le responsabilità non sono mie». Difficile dargli torto.

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