BOLZANO. Se il prossimo anno non ci fossero le Olimpiadi di Sochi, dopo il nono infortunio Denise Karbon non avrebbe problemi a comunicare ufficialmente l’addio allo sci.

Una decisione che adesso non è possibile prendere. Tutto dipenderà da come starà la gamba tra tre mesi. Se riuscirà senza particolari difficoltà ad entrare nello scarpone, con i dovuti accorgimenti potrebbe iniziare a pensare di affrontare la preparazione a secco in vista dell’inverno prossimo. In caso contrario inevitabile sarà il ritiro. Ricoverata in un letto dell’ospedale di Coira nel Cantone dei Grigioni (ci resterà altri due-tre giorni) dove ieri ha ricevuto la visita di mamma Rosmarie, Denise ha un morale abbastanza buono nonostante le quattro viti che le sono state applicate per ridurre la frattura esterna ed interna del malleolo e della parte in prossimità del perone della gamba destra. Non verrà ingessata ma sarà costretta a camminare per diverse settimane con le stampelle. Insomma, la jella sembra attanagliare nuovamente Denise che una Coppa del mondo sicuramente l’ha vinta: quella del record degli infortuni. Nessuna atleta in così pochi anni ha subito infortuni sugli sci e successivi interventi. Quello di Lenzerheide è l’ultimo di una serie di infortuni puntualmente accaduti quando la Karbon stava attraversando buoni periodi sotto l’aspetto agonistico. Nel gennaio 2008 gareggiò con il primo metacarpo della mano sinistra fratturato. A fine stagione alzò al cielo la coppa di gigante. Il primo infortunio risale a quando aveva 13 anni. Sulla Saslong si procurò il distaccamento del legamento crociato del ginocchio sinistro. Nel novembre dello stesso anno si fratturò il perone sinistro. Nel 2001 si ruppe il menisco del ginocchio destro, l’anno seguente l’ulna e il radio sinistro. Nell’agosto 2004 in Cile un brutto infortunio le mise out il crociato del menisco tibiale del ginocchio e piatto tibiale della gamba sinistra. Nel marzo 2007 la frattura del perone destro nella zona malleolare, nel 2008 la frattura del primo metacarpo.

(m.m.)