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Le persone è abituata a guardarle dall’alto del suo 1.90 senza tacchi che diventano 2 metri quando sale sui trampoli. «Altezza mezza bellezza», recita il proverbio. Karolina Piotrkiewicz, 27 anni di origine polacca, da questa stagione pivot dell’Bcb Iveco Lenzi (serie A2 femminile), sfrutta l’altezza non solo in chiave estetica, ma anche e soprattutto per fare ciò che più le piace: giocare a basket.
«Per me è stato naturale scegliere questo sport che al momento è anche il mio lavoro. Mia madre Wiesia era una giocatrice: io sono cresciuta di fatto in un campo di pallacanestro. Lei andava ad allenarsi e io andavo a giocare con le figlie di altre giocatrici che avevano più o meno la stessa età».
A sei anni Karolina lascia la Polonia, il Paese dove è nata e si trasferisce in Francia ad Orly, vicino a Parigi. «Mia mamma aveva avuto una buona offerta: era stata chiamata da una squadra francese». Dalla Francia se ne va 10 anni dopo: «Anch’io avevo avuto un’ottima opportunità: studiare negli Stati Uniti e contemporaneamente giocare per la squadra della scuola». Karolina, grande appassionata di viaggi, non ci pensa neppure un attimo: accetta l’offerta e parte. All’inizio l’inglese non lo mastica bene, ma è un tipo espansivo e nel giro di poco impara la lingua e si integra perfettamente nel nuovo ambiente. «Sono stati - ricorda - cinque anni indimenticabili». Unico «problema» il nome. Bello ma troppo lungo Karolina, impronunciabile il cognome Piotrkiewicz. È così che per tutti Oltreoceano diventa «KP». Nel frattempo negli States si trasferisce anche suo fratello Tom che segue la sua stessa strada: basket e studio.
Ma per Karolina è già arrivato il momento di tornare in Europa: gioca un anno in Belgio. La stagione 2008-2009 è in Italia: in Sicilia, milita in serie A2 con l’Alcamo. Per lei, innamorata del mare, è la sistemazione ideale. Ma dura poco perché in un incontro di Coppa Italia contro il Cus Chieti cade male e si rompe il crociato del ginocchio. Rimane ferma un anno, torna in Francia da mamma Wiesia, alla quale è molto legata. Nella stagione 2010-2011 è di nuovo in una città di mare: La Spezia. Gioca con la Virtus della città ligure che milita in A2.
Da questa stagione è pivot del Bcb: «È la prima volta che vivo in mezzo alle montagne e devo dire che mi piace. Mi trovo bene sia come città che come squadra».
Il Bcb ha iniziato bene il campionato, poi quattro ko di seguito. Domenica la rinascita contro il Borgotaro.
«Speriamo di esserci lasciate il periodo no definitivamente alle spalle. Vincendo altri tre incontri dovremmo essere in zona salvezza». Nel Bcb come nelle squadre in cui ha militato prima «KP» gioca sempre con il 15. Lo stesso numero che ha sul ciondolo della collana. «È il numero con cui giocava il mio idolo, mia madre». Oltre al numero, il colore. Il suo preferito è il rosa in tutte le sfumature. «Non sono superstiziosa, però mi piace portare sempre qualcosa di rosa: a partire dalle scarpe da basket».
Progetti per il futuro?
Lei appartiene a quel ristretto numero di giovani che non sono affatto preoccupati. «Fino a quando il fisico me lo permetterà e mi divertirò, continuerò a giocare poi si vedrà. Parlo quattro lingue: polacco, francese, inglese, italiano e nel cassetto ho due lauree conseguite negli States: Business marketing e Sport management. Un giorno potrei sfruttarle, anche se non mi dispiacerebbe lavorare nel campo turistico come ha iniziato a fare mio fratello».
«Per me è stato naturale scegliere questo sport che al momento è anche il mio lavoro. Mia madre Wiesia era una giocatrice: io sono cresciuta di fatto in un campo di pallacanestro. Lei andava ad allenarsi e io andavo a giocare con le figlie di altre giocatrici che avevano più o meno la stessa età».
A sei anni Karolina lascia la Polonia, il Paese dove è nata e si trasferisce in Francia ad Orly, vicino a Parigi. «Mia mamma aveva avuto una buona offerta: era stata chiamata da una squadra francese». Dalla Francia se ne va 10 anni dopo: «Anch’io avevo avuto un’ottima opportunità: studiare negli Stati Uniti e contemporaneamente giocare per la squadra della scuola». Karolina, grande appassionata di viaggi, non ci pensa neppure un attimo: accetta l’offerta e parte. All’inizio l’inglese non lo mastica bene, ma è un tipo espansivo e nel giro di poco impara la lingua e si integra perfettamente nel nuovo ambiente. «Sono stati - ricorda - cinque anni indimenticabili». Unico «problema» il nome. Bello ma troppo lungo Karolina, impronunciabile il cognome Piotrkiewicz. È così che per tutti Oltreoceano diventa «KP». Nel frattempo negli States si trasferisce anche suo fratello Tom che segue la sua stessa strada: basket e studio.
Ma per Karolina è già arrivato il momento di tornare in Europa: gioca un anno in Belgio. La stagione 2008-2009 è in Italia: in Sicilia, milita in serie A2 con l’Alcamo. Per lei, innamorata del mare, è la sistemazione ideale. Ma dura poco perché in un incontro di Coppa Italia contro il Cus Chieti cade male e si rompe il crociato del ginocchio. Rimane ferma un anno, torna in Francia da mamma Wiesia, alla quale è molto legata. Nella stagione 2010-2011 è di nuovo in una città di mare: La Spezia. Gioca con la Virtus della città ligure che milita in A2.
Da questa stagione è pivot del Bcb: «È la prima volta che vivo in mezzo alle montagne e devo dire che mi piace. Mi trovo bene sia come città che come squadra».
Il Bcb ha iniziato bene il campionato, poi quattro ko di seguito. Domenica la rinascita contro il Borgotaro.
«Speriamo di esserci lasciate il periodo no definitivamente alle spalle. Vincendo altri tre incontri dovremmo essere in zona salvezza». Nel Bcb come nelle squadre in cui ha militato prima «KP» gioca sempre con il 15. Lo stesso numero che ha sul ciondolo della collana. «È il numero con cui giocava il mio idolo, mia madre». Oltre al numero, il colore. Il suo preferito è il rosa in tutte le sfumature. «Non sono superstiziosa, però mi piace portare sempre qualcosa di rosa: a partire dalle scarpe da basket».
Progetti per il futuro?
Lei appartiene a quel ristretto numero di giovani che non sono affatto preoccupati. «Fino a quando il fisico me lo permetterà e mi divertirò, continuerò a giocare poi si vedrà. Parlo quattro lingue: polacco, francese, inglese, italiano e nel cassetto ho due lauree conseguite negli States: Business marketing e Sport management. Un giorno potrei sfruttarle, anche se non mi dispiacerebbe lavorare nel campo turistico come ha iniziato a fare mio fratello».


