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Glorenza. Glorenza si tinge dei colori rossocrociati della Svizzera. Germania protagonista, compagni di squadra colombiani protagonisti, ma delusi nel finale del percorso lungo Marathon, italiani giù dal podio, eccezion fatta per la terza classificata nei percorso corto Classic, l’altoatesina di Castelbello, Val Venosta, Martina Ilmer. È questa la rapida sintesi di una gara avvincente, resa splendida dalle condizioni ambientali. La quinta edizione della Ortler Bike Marathon parla per tre quarti svizzero e per un quarto. Gli elvetici Urs Huber (campione nazionale svizzero) e la già campionessa mondiale Esther Süss si aggiudicano la spettacolare gara venostana nel percorso lungo Marathon e Alexandra Lehmann si impone in campo femminile nel “corto” Classic, vinto in campo maschile dal tedesco Dominik Schwaiger. Il tutto in uno scenario incantevole, nella prima vera e propria giornata di primavera su un tracciato impegnativo e spettacolare. Temperatura ideale e sole caldo, ma il contesto è quello dei postumi dell’inverno infinito, con tratti innevati e con una variazione di poco meno di un centinaio di metri sul percorso, per non finire in mezzo alla neve. Un grande successo per gli organizzatori della manifestazione altoatesina, costretti a modificare solo il tratto a ridosso del Lago dei Preti. L’edizione della Ortler Bike Marathon che celebra il lustro è di quelle da incorniciare. Partenza di buon’ora dal quartier generale di Glorenza sotto l’occhio vigile dell’elicottero della Guardia di Finanza. In Val Venosta gli specialisti delle ruote grasse (1.400 al via) hanno combattuto e sofferto lungo i percorsi marathon di 90 km con circa tremila metri di dislivello, e classic di 51 km e 1600 metri di dislivello, sfidandosi fra i boschi, i laghi e i favolosi paesaggi che la natura venostana è in grado di regalare, come l’Abbazia di Monte Maria, attraversata rigorosamente a piedi da tutti i partecipanti in segno di rispetto per il sacro luogo, il maniero di Castel Coira ed il campanile sommerso del Lago di Resia. Numerosi gli spettatori assiepati lungo il tracciato, attirati dalla giornata di sole. Il finale della prova maschile è avvincente e spettacolare, da far tremare i polsi. Lo svizzero Urs Huber della Team Bulls (3h39’42”), classe 1985, brucia in un concitato sprint la coppia colombiana della Giant Polimedical formata da Leonardo Paez e Arias Cuervo. Resta ai piedi del podio il 31enne livignasco Mattia Longa, che finisce attardato di 1’20” e precede il coetaneo e capitano di squadra della Scott Racing Team, Juri Ragnoli, vincitore delle ultime due edizioni, dopo i primi due successi firmati dal fuoriclasse belga Roel Paulissen, ora imprenditore ad Anterselva. Ragnoli chiude a 3’34” dal vincitore e scende sconsolato dal mezzo: “Ho finito la benzina nella parte finale della gara, ho dato tutto, ma non ho più avuto risorse per tenere il passo dei primi”, dichiara a caldo il vincitore delle ultime due precedenti edizioni. La prova è stata caratterizzata da una fuga a quattro sviluppatasi ben presto. In testa alla corsa si sono ritrovati i due colombiani della Giant Polimedical, il classe 1982 Paez e Arias Cuervo (1988), quest’ultimo alla sua prima partecipazione, e i due italiani della Scott Racing Team, Ragnoli e Longa, entrambi classe ‘88. Cambi regolari, buona andatura. Nella fase cruciale della corsa il poker di fuggitivi è diventato un quintetto: l’elvetico di Mettmenstetten Urs Huber (Team Bulls) aggancia i quattro di testa e nel finale alza il ritmo, staccando i due italiani e tenendosi a ruota la coppia colombiana. Ultima curva con Cuervo che entra largo, Paez resta alla ruota di Huber, che è più veloce allo sprint. Vince l’elvetico, da poco rientrato alle corse dopo uno stop a causa di un infortunio. A quasi 5’ il tedesco Markus Kaufmann, davanti ad altri due svizzeri, rispettivamente Konny Looser e Marc Stutzmann. A completare la top-ten due italiani: Pietro Sarai, 29enne della Scott Racing Team e il coetaneo Marco Rebagliati della Willier. In campo femminile non c’è storia: la 45enne, già iridata, elvetica di Küttigen Esther Süss, portacolori della Cube, chiude in 4h33’57’’, facendo letteralmente il vuoto alle proprie spalle. Gara solitaria in testa e arrivo a braccia alzate. Giusto il tempo per la foto con la bici dalle ruote artigliate portata in trionfo per risalire in bici a “fare rulli” con lo sguardo rivolto al traguardo, ad attendere le immediate inseguitici. Al posto d’onore la germanica di Lottstetten Janine Schneider, classe 1995, portacolori della Hohentwiel, attardata di 6’44. A completare il podio un’altra elvetica, la 26enne Vera Adrian (Re-Max), a 7’19”. Per quanto riguarda la prova classic di 51 km, ad aggiudicarsi il successo in campo maschile è il germanico Dominik Schwaiger (Team Rocklube), che chiude in 2h6’55” con 1’02” di vantaggio sul connazionale di nove anni più anziano Wolfgang Mayer e 3’29” su Livio Camenzind, sciatore elvetico di 18 anni. Sventola la bandiera rossocrociata in campo femminile: vince la 28enne Alexandra Lehmann (Tri Team Steffisburg) davanti alla connazionale 26enne Letizia Strimer (Nationalpark Bike), giunta a 37” e alla 44enne altoatesina Marina Ilmer (Ars Vinschgau), attardata di 2’32”. Ai vincitori sono andati gli artistici trofei realizzati con il famoso marmo bianco di Lasa, un materiale pregiato con il quale sono stati premiati i migliori della Ortler Bike Marathon 2019. La manifestazione altoatesina è un “Green Event”, nel senso che ha abbracciato e rispettato i criteri vigenti in merito a risorse, rifiuti, mobilità, ristorazione, energia, comunicazione e rumore e i bikers, invitati al rispetto degli scenari naturalistici, hanno raccolto il messaggio. Ottimo bilancio per la neo responsabile del comitato organizzatore Julia Hensel e per il direttore di gara Jurgen Gaiser: 1400 partecipanti nell’edizione che ha celebrato il primo lustro, alcuni nuovi tratti particolarmente apprezzati, temperatura ideale e, soprattutto, il sole. Annunciata anche la data dell’edizione 2020, il 6 giugno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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