BOLZANO. Alto Adige a bocca asciutta. Le tre sorelle dell’hockey su ghiaccio “made in Südtirol” parevano destinate a giocarsi fra di loro il titolo di campione d’Italia: Regular Season dominata a testa alta, crollo verticale nei play-off. Proprio quando conta. I motivi? Fisici, mentali, ma non solo.

L’uscita di scena di Bolzano, Val Pusteria e Renon, che ha spalancato la strada ad una finale totalmente inedita fra l’Asiago e la vincitrice della serie Valpellice-Cortina, viene analizzata in dettaglio da quattro esperti: l’ex giocatore Martin Pavlu, il coach del Milano Adolf Insam, l’opinionista Rai Rolly Benvenuti e il giornalista del quotidiano in lingua tedesca “Dolomiten”, Kurt Platter. Da quest’ultimo arriva l’analisi più spietata ma anche più coraggiosa. «I principali colpevoli di questa débacle – commenta Platter – bisogna cercarli nei direttivi delle società. Stiamo parlando di club che gestiscono budget compresi tra il milione e il milione e mezzo di euro, ma che incappano in errori anche clamorosi. Ci vuole maggiore professionalità a livello di gestione manageriale e sportiva delle società: perché a Brunico, a Bolzano e a Collalbo non esiste un direttore sportivo a tempo pieno? Penso ad esempio a Fabio Armani, che da ds sta facendo molto bene a Torre Pellice. E poi gli allenatori devono essere coinvolti in maniera maggiore nelle scelte di mercato: Stefan Mair ha dimostrato che alcuni coach hanno i contatti giusti per prendere gli stranieri più adatti alla propria squadra».

Adolf Insam, ex coach dei Foxes campioni d’Italia e ora riconfermato sul pancone del Milano, punta il dito sulla pressione. «Ormai si sa che chiudere la Regular Season al primo, al secondo o al terzo posto non fa differenza – spiega Insam – eppure l’ambiente altoatesino tende a metterti in croce se durante la stagione hai dei momenti di appannamento. L’Asiago, ad esempio, ha avuto un’annata molto complicata, eppure hanno mantenuto la calma e si sono concentrati sui play-off. La pressione bisogna saperla reggere, e credo che il Val Pusteria abbia un problema di tenuta mentale. Per quanto riguarda il Bolzano, invece, ritengo che la questione sia di natura più fisica: i giocatori chiave sono stati spremuti troppo durante la stagione, e sono arrivati senza benzina ai quarti».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Martin Pavlu: il “Cigno” si dice sorpreso soprattutto di come il Val Pusteria non abbia saputo trovare le contromisure per contenere la prima linea asiaghese. «Avevano già visto che la serie con il Bolzano l’avevano decisa loro – commenta – il coach dei lupi aveva il dovere di trovare il modo non dico di annullarla, ma quantomeno di non farla andare a nozze. Ai play-off, inoltre, conta molto la testa, e una squadra deve essere composta da giocatori che hanno già vinto qualcosa in carriera, e che sappiano trasmettere agli altri la giusta mentalità. Il Val Pusteria mi ha deluso per come è uscito di scena, quasi senza combattere, il Bolzano ha pagato oltre alla scarsa condizione anche i problemi fisici di Sharp, il giocatore-chiave della squadra».

«Il problema dei Foxes nasce anche da scelte sbagliate di mercato – aggiunge Rolly Benvenuti – visto che ai play-off sono arrivati un portiere che non giocava da mesi, e unattaccante che non serviva a nulla. Per Renon e Val Pusteria il discorso è più legato alla testa».