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BOLZANO/TRENTO. Otto medaglie, di cui cinque “made in Alto Adige”. Tolti i tre metalli di Arianna Fontana nello short track, l’Italia olimpica di Sochi è tutta di marca regionale, ricordando anche i quarti posti di Stefano Gross nello slalom speciale, di Aaron March nel parallelo di snowboard e di Karin Oberhofer nella sprint del biathlon, medaglie sfumate per un “nulla”.
Non ultimo, il settimo posto di Gaia Vuerich nella sprint femminile di sci di fondo, che rappresenta il risultato più significativo conquistato da una deludente Italia degli sci stretti: l’Italfondo non rimaneva a digiuno di podi olimpici da trent’anni, da Sarajevo 1984.
PROMOSSI. I volti da copertina sono quelli da medaglia, ben cinque quelle arrivate grazie agli atleti altoatesini. Sono medaglie azzurre, anche se conquistate da atleti che, sotto certi aspetti, sono davvero “diversamente italiani”. Non tanto per la lingua e l’accento marcato, quanto piuttosto per quella mentalità e quella freddezza (tanto più tedesca che italica) che permettono di centrare il grande obiettivo. Bello vederli salire sul podio e gioire. Chi sobriamente come Carolina Kostner - capace di regalare emozioni autentiche e di conquistare l’unica medaglia che ancora le mancava -, chi più spavaldamente e platealmente come Innerhofer, che forse tanta grazia nemmeno se l’aspettava, argento in discesa libera a soli 6 centesimi dall’oro e bronzo in combinata grazie a una splendida rimonta in slalom (!). Infine, c’è lo scultoreo Zöggeler, che con il bronzo di Sochi – conquistato a distanza di vent'anni dalla prima medaglia a cinque cerchi di Lillehammer 1994 - è diventato a tutti gli effetti una leggenda dello slittino, e c’è anche il bronzo della staffetta mista del biathlon, la sorpresa più gradita in chiave azzurra: sul podio sono saliti Dorothea Wierer (23 anni), Karin Oberhofer (28), Dominik Windish (24) e Lukas Hofer (24), un quartetto tutto altoatesino. Atleti giovani che, con un po' di precisione in più al poligono, potranno essere grandi protagonisti a Pyeongchang 2018.
Sempre nel biathlon, da applausi il quarto posto di Karin Oberhofer (a soli 6” dal podio) e il sesto della Wierer nella 7,5 km sprint, con l'Italia al maschile di Hofer e di Markus e Dominik Windish quinta in staffetta.
Pollice alzato anche per lo slalomista Stefano Gross, che ha trovato proprio a Sochi la miglior giornata della stagione, terzo a metà gara e alla fine medaglia di legno a soli 5 centesimi dal bronzo. Un quarto posto che sa di occasione mancata, ma che ha restituito all'Italscì uno dei talenti più cristallini.
Applausi a scena aperta, infine, per la sprinter predazzana Gaia Vuerich, splendida settima e rimasta fuori dalla finale per le medaglie per questione di centimetri: la 22enne dei Carabinieri ha qualità e “numeri” e rimane il rammarico per non averla vista in finale. La giornata sembrava davvero essere quella buona.
Bene, infine, anche il combinatista Lukas Runggaldier (settimo nella Gundersen dal trampolino piccolo dopo una splendida rimonta), lo snowboarder Aaron March (quarto nello slalom parallelo, meglio del più quotato Roland Fischnaller, eliminato ai quarti di finale) e bene anche la saltatrice gardenese Evelyn Insam (quinta), penalizzata dalla giuria nel punteggio sullo stile.
BOCCIATI. Parlare di bocciatura è forse ingeneroso, ma da qualcuno ci si aspettava di più. Vedi Omar Visintin nello snowboardercross, ma il meranese è stato “abbattuto” in semifinale quando sembrava godere di una condizione da medaglia, mentre Roland Fischnaller ha faticato a trovare il giusto ritmo nello slalom parallelo, comunque non andando incontro a una disfatta (8°). I pattinatori trentini non sono andati oltre al “compitino”, con il 20enne Andrea Giovannini 17esimo nel 5000 ad oltre 5” dal suo personale, David Bosa 31esimo nei 500 metri e Matteo Anesi 39esimo nei 1500 metri.
Tra i delusi, sicuramente, c'è Manfred Mölgg, che ha chiuso la sua Olimpiade con una doppia uscita di pista (gigante e slalom), lui che raramente in passato ha fallito i grandi appuntamenti. Rammarico anche per la fassana Chiara Costazza, che aveva ritrovato l'antico smalto proprio alla vigilia dell'Olimpiade ma a Sochi non è mai entrata in gara.
Infine, lo “zero medaglie” dello sci di fondo, con Roland Clara e David Hofer che sembravano avere numeri per conquistare quanto meno un piazzamento di prestigio. Hofer ha gettato alle ortiche una chance di medaglia nella sprint per un banale errore tattico (la gamba sembrava esserci, eccome), mentre Clara ha chiuso soltanto 30esimo nello skiathlon e buon 11esimo nella 50 km, che in altri tempi avremmo probabilmente valutato in altro modo. Il valore degli atleti (e il loro impegno) non si discute, ma il quinto posto nella staffetta rispecchia l'attuale valore di una Nazionale da rinnovare e priva di veri campioni. (l.f.)


