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BOLZANO. «Contento di continuare ad essere un punto di riferimento per la società e per i tifosi». Hannes Kiem ha stappato una bottiglia di spumante ieri sera. Il capitano dell'Alto Adige ha siglato l'accordo che lo legherà alla società di Via Cadorna per altri due anni, esattamente fino al giugno 2015. Un rinnovo atteso e che era nell'aria, che va a premiare un ragazzo che ha vissuto con la maglietta biancorossa cucita sulla pelle tutta la sua carriera.
«Chiaramente - esordisce Hannes - non posso che essere felice. Primo perchè continuare con questa squadra era quello che volevo, secondo perchè di questi tempi non è facile avere un contratto che ti dia la serenità di lavorare con fiducia».
Continuerà ad essere la bandiera della squadra.
«E' un ruolo che è nato con il tempo, senza che facessi qualcosa di specifico perchè accadesse. Credo che significativo per me sia stato il riconoscimento avuto dalla gente. Non sono mai stato uno di quelli che ha fatto la differenza, però ho sempre messo il 110% in ogni cosa che facevo, ogni giorno».
Ha esordito in prima squadra ai tempi dei playoff per la C1, ora si appresta a giocare quelli per la B. Cosa è cambiato?
«Molto, perchè allora avevo 17 anni e sono stato buttato dentro senza nemmeno accorgermene. Ora c'è più consapevolezza, più responsabilità. La tensione, in ogni caso, si sente sempre, anche se sarà più forte da venerdì».
Pensa di giocare?
«Non lo so, sono sono scelte che spettano al mister e le accetterò anche se dovessero essere negative per me».
A 28 anni ed un contratto in tasca può dire di avere fatto il calciatore. Se lo aspettava quando ha iniziato?
«Non so se me lo aspettavo, sicuramente è la cosa che ho sempre sognato fin da piccolo e per la quale ho sempre combattuto. In ogni caso bisogna avere anche un po’ di fortuna. Credo che se l'Alto Adige non fosse riuscito a vincere la serie D difficilmente per me e per tanti ci sarebbe stata l'opportunità di intraprendere la carriera professionistica».
E per quello che sarà il suo futuro dopo la fine della carriera?
«Non ci ho ancora pensato, adesso come adesso vorrei provare a fare qualche corso d'allenatore. Ma intanto fatemi giocare ancora qualche anno, non sono mica così vecchio a 28 anni».
Fra i compagni chi l'ha aiutata maggiormente a diventare un giocatore?
«Senza dubbio non posso che citare Luca Lomi, uno che è sempre stato un punto di riferimento per tutti. Aveva sempre una parola d'aiuto o un consiglio da darti. E poi lui era veramente quello che si dice un capitano. Nel senso che in questi momenti avrebbe fatto da chioccia per tutti. Ricordo con grande affetto anche Servili, un altro di quelli a cui non mancava la personalità».
E fra gli allenatori quali sono i nomi che le vengono in mente?
«All'Alto Adige abbiamo avuto tanti buoni allenatori, è chiaro che quando sei più giovane ti lasciano addosso ricordi incancellabili. Per questo i playoff con Tesser e l'anno della promozione in C1 con Sebastiani non li dimenticherò mai».
Amici nel calcio?
«In generale tutti gli altoatesini, quelli a cui sono più legato oggi sono Albanese e Marchi».
Nel frattempo è anche diventato padre. Come cambia la vita con una figlia?
«Ragioni con più responsabilità e pensi di più al futuro. Per il resto ho la fortuna di avere una comapgna, Martina, ed una famiglia, che mi sta aiutando in ogni momento».
Cosa rappresenterebbe la serie B?
«Un grande salto che farebbe crescere ulteriormente questa società».


