BOLZANO. «La B a Pescara l'ho solo vista di passaggio. Spero di prendermela definitivamente con l'Alto Adige quest'anno». Marco Martin è ormai uno della vecchia guardia dell'11 biancorosso. Sono passati anni dal suo arrivo a novembre che portò alla vittoria del campionato di Seconda Divisione, oggi i tempi potrebbero essere maturi per una seconda promozione.

«Sarà difficile - commenta il terzino sinistro di Vecchi - ma non impossibile. Ormai abbiamo giocato contro tutti e credo che i verdetti del campo ci diano una concreta chance di puntare al bersaglio grosso. Per questo dobbiamo crederci fino in fondo, consapevoli che con un po’ di fortuna la scalata è possibile. Certo, non bisognerà mollare un secondo, appena giochiamo sotto ritmo e ci rilassiamo succede come lunedì sera col Lumezzane che partite chiuse rischiano di riaprirsi».

Ad inizio stagione si aspettava di poter veleggiare nelle prime posizioni?

«Era una speranza ma non era campata per aria. Nel senso che il gruppo era buono, oggi posso dire che si è mostrato molto buono».

Siete in lotta per una serie B che sembrava dover essere la sua casa a gennaio dell'anno scorso. Il trasferimento a Pescara pieno di tante speranze si è rivelato un'esperienza molto sfortunata.

«A saperlo prima sarei rimasto qui. Che devo dire, sono arrivato e mi sono fatto il menisco più un grave stiramento nell'arco di cinque mesi. Se già ero consapevole che sarebbe stato difficile trovare spazio, in queste condizioni l'impresa si è rivelata impossibile».

Ha vissuto in ogni caso da vicino una cavalcata che ha portato gli abruzzesi in A.

«Giocavano a memoria ed erano tutti uniti attorno a Zeman. Inoltre Insigne, Verratti ed Immobile erano nettamente sopra la media per la categoria. Senza i buoni giocatori nessuno può fare miracoli».

Cosa pensa del tecnico boemo alla luce delle ultime vicessitudini?

«Quello che posso dire è che è una persona molto riservata. Non parla tanto ma quando lo fa è molto esplicito. Credo che necessiti d'un gruppo che lo segua ad occhi chiusi. Nelle grandi squadre i giocatori non sono sempre disposti a tutto».

Ma perchè biosgna avere tanta fame per essere allenati da Zeman?

«Perchè a livello fisico e mentale ti chiede molto, il massimo e forse di più di quello che puoi dare. Se solo hai dei dubbi è difficile che tu possa restare al suo passo».

Tatticamente invece?

«Possiede una filosofia offensiva unica. Attaccanti e centrocampisti vanno a nozze con lui. Cura poco la fase difensiva. E questo in B può contare meno se gli altri sbagliano in attacco, in A sbagliano molto meno».

A luglio è arrivato Stroppa, ha mai pensato che potesse spingere per farla rimanere?

«Con il mister ci siamo sentiti, ma mi fece capire subito che il Pescara difficilmente mi avrebbe riscattato. A quel punto sono stato felice di tornare qui».

Dove sta spingendo un po’ò meno delle passate stagioni. A dirla tutta è Iacoponi che sembra il Martin dell'anno scorso.

«Anch'io mi sono accorto che passo meno la metà campo. Ma è anche una questione tattica. A sinistra in fascia gioca Thiam, che è praticamente una seconda punta aggiunta. Se nessuno ti copre è automatico spingere meno».