PESCARA. - Tutto in quei maledetti sei minuti e ventiquattro secondi. Tanto quanto è passato dal momento del malore di Piermario Morosini al 29’41” del primo tempo all’attimo in cui l’ambulanza lo ha portato poi via verso l’ospedale al 36’05”. Un intervallo di tempo dove c’è racchiusa la vita e la tragedia del centrocampista del Livorno.

L’inchiesta della Procura di Pescara riparte quindi dal tempo intercorso per i soccorsi e vira poi verso il lavoro dei periti che già ieri hanno iniziato ad analizzare a Chieti i reperti dell’autopsia effettuata lunedì. Un’inchiesta che dovrà spiegare se Morosini poteva essere salvato o meno considerando i tempi del soccorso, se ci sono responsabilità penali a Pescara e soprattutto perchè al ragazzo si sia fermato il cuore. I pm cominciano a infilare documenti nel fascicolo, aperto in modo cautelare per omicidio colposo e nei confronti di ignoti: per prima cosa hanno sequestrato i filmati live della partita per studiare tempi e comportamento dei vari soggetti interessati. Poi hanno iniziato ad acquisire testimonianze da verificare, come quella di Marco De Francesco, il paramedico che ad una tv locale ha confermato come lui avesse acceso il defibrillatore ma che sia stato il medico sociale del Livorno Porcellini a non farglielo usare.

Con tutta probabilità la Digos di Pescara, che è incaricata delle indagini, comincerà a chiedere in giro per l’Italia le molte cartelle cliniche del giocatore, in tutte le città dove ha giocato prima di morire sabato scorso allo stadio Adriatico. Gli esami sui reperti istologici della salma di Piermario Morosini sono iniziati ieri mattina all’Istituto di anatomia patologica dell’Università di Chieti. Il protocollo di lavoro prevede l’analisi di tutti gli organi interni di Morosini, ma per quanto riguarda il cuore e l’aorta c’è una focalizzazione separata e quindi tempi e attenzioni del tutto particolari. Secondo quanto riferito in ambiente sanitario l’analisi dell’organo cardiaco prevede infatti una ricognizione microscopica totale e poi anche dei prelievi. A Roma intanto l’altro perito, Simona Martello, ha iniziato a effettuare gli esami tossicologici. Le prime sommarie informazioni giunte dall’autopsia e dalla tempistica dei soccorsi sono stati giudicati «molto interessanti e significative» da fonti interne al palazzo di Giustizia. Da quanto si è appreso la situazione complessiva allo stadio Adriatico sarebbe stata giudicata ottimale per i soccorsi, nel senso che ci sarebbe stato tutto il necessario per salvare la vita di chiunque.

Il dolore per due vite spezzate - il 30 marzo scorso quella dell’ex n.1 del Foggia dei miracoli, Franco Mancini, 44 anni, preparatore dei portieri del Pescara, sabato scorso quella di Morosini, è al centro dei pensieri del tecnico del Pescara, Zdenek Zeman, che, dopo tre giorni di silenzio, sbotta e contesta la scelta di non rinviare la gara Pescara-Bari del 31 marzo scorso, parlando di «trattamento diverso» per «due tragedie che addolorano tantissimo». «Noi - ha spiegato Zeman - abbiamo dovuto giocare la partita col Bari. Dopo la scomparsa di Morosini giustamente non si è giocato. A prescindere che per me era stato più duro venti giorni fa per la scomparsa di Franco Mancini devo dire che si è trattato di due tragedie che addolorano tantissimo. Si possono accomunare, anche se c’era un po’di differenza di età, ma mi dispiace che sono state trattate diversamente».

Ieri frattanto a Livorno c’è

stato l’ultimo saluto della città e dei tifosi al compianto Piermario Morosini. Un breve, intenso e doloroso saluto al venticinquenne bergamasco, da parte della città che da due mesi e mezzo lo aveva adottato, visto che dallo scorso fine gennaio era diventato un giocatore amaranto. Alla fine erano circa 7-8 mila i livornesi che hanno fatto da scenario alla veglia funebre, evento che ha anticipato poi la ripartenza della salma verso Bergamo, dove domani saranno celebrati i funerali.

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