BOLZANO. Nei primi anni 80 era il teen-ager più invidiato di Bolzano: alto, biondo, bello e soprattutto difensore titolare del Bolzano hockey che allora, ancora più di oggi, era una sorta di Real Madrid delle Dolomiti. La “camiseta” biancorossa era la più prestigiosa che un’atleta potesse indossare e al palaghiaccio di via Roma c’era la condensa creata dal respiro degli spettatori. Insomma non capitava a tutti i 17enni di firmare autografi, essere riconosciuti per la strada e a dare del tu a Gino Pasqualotto, il Dio del ghiaccio.

Sono passati una trentina d’anni, qualche centinaia di partite, diversi scudetti, numerosi mondiali, un’esperienza in Canada, quella a Milano, i successi come manager e persino una candidatura a sindaco.

Ma Roberto Oberrauch si rimette in gioco. Anzi mette la palla al centro per essere precisi. Lo fa senza stecca e pattini, gli arnesi del vecchio mestiere ma non ha paura di indossare idealmente quelle scarpe bullonate che in realtà non hanno mai avuto troppa confidenza con i suoi piedi. Ma il calcio è una sua passione da sempre, magari coltivata sottovoce, ma non per questo meno intensa. E allora eccolo nel nuovo ruolo di presidente della Virtus don Bosco, la storica società di calcio bolzanina che ha dato i natali a tantissimi giocatori da Pircher a Laner, da Orlandoni a Guerra e che da 67 anni è un punto di riferimento importante per il calcio regionale.

Ma chi glielo ha fatto fare?

«Me lo ha chiesto anche mio figlio – esordisce l’ex capitano del Bolzano hockey – che tralaltro gioca a calcio in una squadra di Roma. Ho sempre avuto la passione del pallone anche se come calciatore non ero un fenomeno. Mi si è presentata questa opportunità e dopo una trattativa piuttosto lunga abbiamo raggiunto una buona intesa».

La Virtus quindi torna a pensare in grande dopo qualche anno di basso profilo. Insomma, la distinta signora di 67 anni che sin dai tempi dei campi in terra e degli scarpini di cuoio produce calcio con la dedizione e la passione di un maestro artigiano di bottega, vuole riappropriarsi di un posto al sole nel panorama calcistico regionale.

«Quando ero ragazzino giocare nel Bolzano hockey o nella Virtus era l’ambizione di ogni giovane – continua Oberrauch – e sono contento di essere approdato in entrambi i club. Ecco, la mia ambizione è quella che giocare nella Virtus sia l’obiettivo di ogni ragazzo«.

Del resto la Virtus don Bosco ha numeri importanti: 180 giocatori tesserati ed una cinqauntina di collaboratori per 10 squadre, dai primi calci alla formazione che milita in Promozione.

«Ma vogliamo ancora crescere – puntualizza – Oberrauch – anche se i giovani sono la nostra priorità. Vogliamo contribuire a formare dei buoni giocatori ma soprattutto degli ottimi uomini e per questo puntiamo molo sulle regole di etica sportiva. Ovviamente sarebbe bello riuscire ad individuare dei talenti e a lanciarli nel calcio professionistico ma non è la nostra prima esigenza.

Il mio sogno è quello di poter allestire un domani una prima squadra formata interamente da giovani cresciuti nel vivaio biancoverde».

A proposito di prima squadra: la formazione, affidata a mister Paolo Tornatore, è un mix di esperienza e gioventù che senza troppi proclami punta ad affacciarsi alla finestra dei primi posti della graduatoria.

«La prima squadra l’abbiamo allestita piuttosto rapidamente ma sono molto contento del clima e dello spirito. Molti giocatori sono venuti a giocare da noi perchè convinti dal progetto e dal blasone della società. Quest’anno poi sarà possibile vedere la Virtus senza pagare il biglietto: la nostra Internormarena sarà aperta a tutti e speriamo di essere in grado di offrire uno spettacolo importante e divertente e di portare anche le famiglie sugli spalti del nostro piccolo ma invitante stadio».

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