Para ice hockey, l’Alto Adige guida gli azzurri: «Forza Dahu!»
La nostra nazionale, anima azzurra e cuore altoatesino, è pronta per i Giochi di Milano Cortina
BOLZANO. Dal Blue Team al "Dahu". La storia del puck altoatesino viaggia le Paralimpiadi di Milano Cortina, dove dal 7 al 26 marzo sul ghiaccio milanese del "Santagiulia Ice Hockey Arena" si svolgeranno le partite di Para Ice Hockey che vedranno tra le protagoniste anche le maglie della nazionale azzurra, la "Dahu" capitanata da Gianluca Cavaliere. Nazionale fondata nel 2003 da Andrea "Ciaz" Chiarotti torinese di Torre Pellice, a tre anni di distanza dal debutto a cinque cerchi a Torino. A pochi giorni dalla partenza per la nuova avventura, una parte della nazionale italiana di Para Ice Hockey, composta da Gianluca Cavaliere, Matteo Remotti Marnini, Alex Enderle e Christoph Depaoli, ha presenziato all'incontro organizzato dalla Biblioteca Civica di Bolzano e moderato da Luca Tommasini.
Davanti ad una nutrita platea, Cavaliere difensore e capitano ha introdotto la presentazione spiegando le origini di una disciplina introdotta in Svezia negli anni '60 a Stoccolma, che nel 1994 ricevette l'imprimatur di disciplina paralimpica. «Non sapevamo da dove cominciare, e fu così che insieme ad Andrea Chiarotti richiedemmo i primi slittini ai norvegesi, che successivamente vennero in Italia a spiegarci le basi della disciplina. Avevamo una certa fretta di introdurci nella disciplina, anche perché Andrea era fermamente deciso a partecipare alle paraolimpiadi Torino perché avremmo partecipato di diritto come squadra della nazione ospitante. Da quel momento è partita la nostra avventura internazionale che, nel corso degli anni, ci ha permesso di crescere e mettere in bacheca risultati prestigiosi.
Perché Dahu? Fu Andrea ad adottare il nome di questo leggendario animale alpino, con le gambe asimmetriche (gambe più corte da un lato) che somigliava molto ai nostri movimenti sul ghiaccio». Quell'idea varata da Chiarotti è cresciuta nel tempo, conquistando nel 2011 il Campionato Europeo, il quarto postoalle paralimpiadi di Pyeongchang nel 2018, e il quinto posto alle paralimpiadi di Pechino nel 2022. «Siamo pronti! - ha affermato Cavaliere - Da qualche giorno stiamo assistendo alle altre gare olimpiche e questo contribuisce ad aumentare la carica adrenalinica. Faremo ancora un breve raduno tra Torino e Varese, partiremo il 28 febbraio e il 1° marzo saremo dentro al villaggio olimpico. Per me è la sesta partecipazione, la seconda in casa, mentre i miei compagni hanno partecipato a quella di Pechino. In questa paralimpiade cercheremo di migliorare soprattutto la prestazione contro la Cina, perché è una nazionale composta da tanti giovani e contro di loro abbiamo sempre fatto fatica.
Nel nostro girone ci sono anche gli Stati Uniti, avversario per noi "impossibile", e la Germania. Puntiamo a portare a casa la prima medagli paralimpica nella storia della nostra nazionale, ma devo dire che la maggiore soddisfazione è anche quella di farci conoscere e di avvicinare nuovi giovani alla nostra disciplina. Quella delle paralimpiadi è una bella vetrina che ci consente di promuovere e rafforzare questo sport. Siamo una ventina di giocatori ed abbiamo dei buoni ricambi». La squadra azzurra dei "Dahu" è composta prevalentemente da atleti altoatesini, compreso il ventiseienne attaccante e bolzanino doc Matteo Remotti Marnini, dipendente della Biblioteca Civica.
«Voglio innanzitutto ringraziare il direttore della Biblioteca Ermanno Filippi per il sostegno che mi ha permesso di sostenere queste attività sportive. Partecipare alla paralimpiade è un momento super importante, un atleta non potrebbe chiedere di meglio - è il commento entusiasta di Remotti Marnini -. Per la maggior parte siamo del Trentino Alto Adige e per noi è un onore rappresentare la nazionale. Quella di Milano Cortina sarà la mia seconda paralimpiade, e farò di tutto per puntare a vincere la prima storica medaglia. Con i miei gol? Farò del mio meglio per segnare più gol possibili, ma l'impegno è quello di fare assist utili a raggiungere il miglior risultato possibile. L'emozione di partecipare ad una paralimpiade è sempre un'emozione pazzesca. Se poi si gioca in casa davanti ai nostri tifosi, ai nostri familiari che hanno dedicato tanto tempo per far crescere un atleta il carico emozionale aumenta in maniera vertiginosa. Ci spettiamo tantissimo pubblico che ci trasmetterà tanta energia per combattere disco su disco su disco. Quale souvenir da mettere nella valigia di ritorno? Speriamo in un souvenir dalla forma rotonda e da appendere al collo: la nostra prima e storica medaglia paralimpica».