BOLZANO. Quante volte abbiamo visto i suoi occhi. Incrociare lo sguardo dei compagni di squadra, per spronarli o regalare loro un silenzioso attestato di stima; o quello degli avversari, facendo intuire quanto sarebbe stato difficile superare il suo Bolzano; o ancora quello dei tanti tifosi che lo hanno amato, e lo amano ancora, creando così un magico legame, che permetteva, dalle tribune, di assaporare, almeno in parte, le emozioni che in quel momento si stavano vivendo sul ghiaccio.

Sicuramente è successo in svariate occasioni, ma mai, prima di ieri sera, quando la storia di Gino Pasqualotto si è unita in maniera indissolubile con quella del club del capoluogo, abbiamo scorto in quegli occhi delle lacrime, trattenute a stento davanti ad un Palaonda pronto a tributargli il dovuto omaggio assieme a tanti compagni di successi e battaglie sportive. La mitica «33», la maglia indossata da quello che per tutti è “Crazy Horse”, la casacca di una città che ha riscoperto, negli ultimi anni, l’amore per stecca e pattini, proprio come accadeva qualche decennio fa, nelle epiche sfide di via Roma, è stata infatti ritirata ufficialmente; un momento tutt’altro che banale, perché è la prima volta che ciò accade nella storia del Bolzano, che ha deciso di unire l’occasione con la festa dei suoi 85 anni.