BOLZANO. Il richiamo dell’America. Il sistema a stelle e strisce che consente di conciliare nel modo migliore sport e scuola è un’attrazione non di poco conto per i giovani desiderosi di trovare la giusta sinergia tra l’attività agonistica di livello e la formazione. Giorgia Battisti, classe 1997, fresca di diploma, azzurra, prima Junior e poi Senior, non ha resistito alla possibilità di un nuovo “sogno americano”. Negli States, a Burlington, capoluogo della Conte di Chittenden, nel Vermont, ha studiato e giocato a hockey due anni fa, poi il ritorno a Bolzano per conseguire la maturità, ora una nuova, accattivante opportunità alimentata da una borsa di studio.

«Tutto è nato, quasi per caso, dopo il Mondiale di Asiago di quest’anno – racconta Giorgia Battisti -, mi ha scritto un’allenatrice statunitense chiedendomi se ero interessata ad un’esperienza di studio e sport in America, a Duluth nel Minnesota. Uno scambio di mail per mettere a fuoco alcuni dettagli, la scelta con la famiglia e poi la decisione di accettare. Giocherò ad hockey e studierò pre-veterinaria presso il College St. Scholastica, la squadra si chiama Saints».

Possibilità di studiare e di perfezionale l’hockey in un contesto in cui le due realtà viaggiano in parallelo con pari dignità e opportunità. «In Italia, per me, sarebbe stato impossibile continuare a giocare ad hockey: troppo distanti in tutti i sensi l’università e il mio sport. Ho condiviso la scelta con il c.t. della Nazionale, Marco Liberatore, che mi ha fornito preziosi consigli per facilitare la mia crescita e per essere in sintonia con i programmi della squadra azzurra. Il livello tecnico negli States è alto, sicuramente dovrò impegnarmi a fondo sia nell’hockey che nello studio, ma sono pronta ad affrontare la sfida con il giusto approccio e comprensibili timori. Il programma è di quattro anni, vedrò di anno in anno come procedere, considerando i risultati».

Un’esperienza formativa importante su due fronti, con la consapevolezza di coltivare due passioni: «Negli States c’è una cultura diversa. Ti accompagnano nella crescita sportiva e in quella scolastica, individuando i sistemi migliori. L’impegno deve essere su tutti i fronti e in caso di difficoltà ci sono interventi efficaci e tempestivi per rimettersi in linea. A differenza dell’esperienza a Burlington, qui non sarò in famiglia, ma nel College con altre ragazze , anche una croata, con le quali sono già in contatto».

Cosa si aspetta? «Di fare parte del modello americano, che in parte conosco, quindi di poter studiare e giocare serenamente, con impegno, ma senza troppi problemi organizzativi. Se non ci fosse stata la maturità sarei rimasta fuori anche lo scorso anno. Mi aspetto molto per quanto riguarda la crescita sportiva, sicuramente lavorerò sodo fuori e dentro il ghiaccio in un contesto strutturato e professionale, di alta specializzazione. Mi dispiace lasciare il gruppo delle Eagles, in cui sono cresciuta, ma quella che sto imboccando credo sia la strada migliore per evitare drastiche scelte».

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