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BOLZANO. All’anagrafe risulta risiedere a Cortaccia sulla Strada del Vino. In realtà la sua vera casa è il ring. Perchè da oltre un anno Serena Maraboli, 28 anni, trascorre le sue giornate su quel quadrato che trasuda fatica, sacrificio ma che lascia anche sognare.
Ancora pochi giorni e salirà sul ring, unica atleta donna di casa nostra («in realtà sarei di origini pugliesi ma ormai mi sento altoatesina a tutti gli effetti», afferma) a cimentarsi nella “noble art”. Di imminente c’è il match che disputerà il prossimo 15 dicembre al PalaMazzali. Comunque vada, continuerà ad inseguire il sogno di ogni atleta: andare alle Olimpiadi.
«Serena, un po’ di paura?»
«Un po’ di nervosismo sì, paura assolutamente no. Anche se ancora non conosco chi sarà la mia avversaria».
Com’è un match di pugilato femminile?
«Si combatterà su quattro riprese da due minuti l’una. Un’eternità, ve l’assicuro».
In totale sicurezza?
«Cosa? Certo, abbiamo caschetto, paradenti e paraseni ma i colpi si sentono, eccome».
E’ il suo primo incontro?
«Nel pugilato sì.Ma vengo dalla kick boxing, un’esperienza da dimenticare».
Perchè?
«Quello è un mondo con troppe federazioni e poche regole. Soprattutto quelle che dovrebbero salvaguardare la salute dell’atleta. Ne so qualcosa, per questo l’ho lasciato».
Rifugiandosi poi nella boxe...
«Tutto un altro mondo. Regole chiare, controlli medici accurati, match preparati con cura. Se poi incontri uno come il maestro Nicotera, ecco spiegato perchè sono ancora in quest’ambiente».
Con un maestro così non potrà certo perdere...
«Mi sta dando moltissimo, e lo ringrazio. Mi trasmette sicurezza: dice che ho il colpo pesante. Ma anche che se non imparo ad abbassare il mento rischio grosso».
Pensa di aver perso qualcosa in femminilità salendo sul ring?
«Assolutamente no. Anzi, ci ho guadagnato moltissimo. Soprattutto in calma e autocontrollo. Oggi certe situazioni le vivo in un modo che prima di fare pugilato non conoscevo. L’aggressività viene controllata, ed è vero. Certo che alcuni tratti somatici cambiano».
Quali?
«Beh, diciamo che le ore di allenamento sono tante e la definizione muscolare reagisce. Ma chi l’ha detto che per le donne non sia un bene? Al di là del combattere, io la boxe la consiglio vivamente a tutte».
La sua categoria?
«Devo arrivare a 57 chili, al momento sono 59. Quindi, ciao ciao pane e pasta. Che per una pugliese...»
In palestra da mattina a sera?
«Già. Mi alzo alle 6, sistemo mia figlia....»
Scusi, ha anche una figlia?
«Sì, la mia Fara, 7 anni. Ci sarà anche lei a vedermi combattere».
Che le dice la bambina?
«Ogni tanto confessa di aver paura che io possa farmi male».
Dicevamo della sua giornata-tipo...
«Arrivo in palestra, alle 9.45 primo allenamento, alla sera il secondo. Nel pomeriggio aiuto il mio maestro con i più piccoli. E’ una sorta di scambio: lui mi sta insegnando tutto gratis. Del resto non posso neppure permettermi di andare avanti e indietro da Cortaccia: sono senza lavoro».
Lo sta cercando?
«Ho un diplima di istituto alberghiero. Ma ho bisogno di un part time, io la boxe non la mollo. Al momento lavoricchio, ogni tanto».
Una pugliese-pugile a Cortaccia: tutto bene?
«Benissimo. La gente del paese mi incoraggia per il primo match. So già che al PalaMazzali ci saranno e saranno tutti miei tifosi».
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