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Bolzano. “Forza Lollo!”. Siamo negli anni Sessanta e l’esortazione d’esordio, a quei tempi, rappresentava un must per gli amanti del cinema che tributavano il saluto alla stella giunonica di Gina Lollobrigida. A quei tempi, però, c’era anche un’altra “Lollo” che riusciva ad infilzare i cuori degli sportivi, soprattutto quelli della scherma. Una Lollo bella, intelligente ed arguta, cresciuta non nei vicoli di Subiaco e sotto le luci di Cinecittà, ma sviluppatasi tra le calli veneziane e illuminata in pedana dalla passione ed esperienza di papà Saverio, medaglia d’oro nella spada a squadre alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Medaglia d’oro che, in casa Ragno, rimase appesa solitaria sino a quando fu affiancata dall’alloro pregiato conquistato da Antonella “Lollo” Ragno, nella gara individuale di fioretto alle Olimpiadi di Monaco ’72. Da Berlino a Monaco, trentasei anni dopo, Antonella Ragno è riuscita a vivere la gioia e l’emozione di un giorno importante, anzi il più importante nella vita sportiva di ogni atleta, anche se quella gioia ed emozione Antonella Ragno non poté condividerla con papà Saverio, il suo pigmalione scomparso qualche anno prima della vittoria più bella. Nell’Olimpiade insanguinata dal terrorismo palestinese, Antonella Ragno riuscì ad infilzare la medaglia d’oro con la punta di quel fioretto che, anni prima, gli aveva inferto la stoccata emotiva che determinò il suo ritiro dall’attività agonistica. E sì, perché la storia sportiva della schermitrice veneziana è intrisa di impegno, gioie ed emozioni, ma anche di quelle cocenti delusioni che indussero la gentile ed armoniosa Antonella Ragno a salutare la pedana, con l’impegno di non risalirci più. Fortunatamente non rispettò quell’impegno.
Ascesa e ritiro.
Antonella Ragno all’età di quindici anni, indossa maschera e corazzetta, impugna l’arma e sale in pedana, seguita dall’occhio attento di papà Saverio che continua ad infondergli l’amore per la scherma ed i segreti dell’arte nobile. Un legame davvero forte, quello che unisce papà Saverio alla figlia Antonella, un rapporto sportivo che si trasforma ben presto in un impegno d’onore: conquistare la medaglia d’oro olimpica individuale, quella medaglia che sfuggi a papà Saverio, trentasei anni prima nell’Olimpiade berlinese.
L’impegno e la tenacia, forgiano ulteriormente le qualità e la tempra di Antonella Ragno che, in poco tempo, diventa una delle schermitrici più forti a livello giovanile, facendo incetta di titoli italiani e prestigiosi piazzamenti internazionali.
Ma nella testa e nel cuore di Antonella Ragno c’è la ferrea volontà di portare a casa l’oro olimpico. Intenzione che la Ragno sfodera nelle Olimpiadi di Roma ’60 e Tokyo ’64. Eventi che, però, non gratificano le aspettative di Antonella Ragno che sulla pedana di “casa” conquista il bronzo nella competizione a squadre, mentre quattro anni più tardi in terra nipponica il podio ha il colore dello stesso metallo di Roma, solo che questa volta arriva nella gara individuale. E la stoccate dell’abbandono? La decisione arriva per gradi e matura improvvisamente dopo la delusione patita dalla fiorettista alle Olimpiadi di Città del Messico ’68. Abbandono dell’attività sportiva che si presenta come un concentrato di scombussolamenti interiori che agitano la veneziana, scombussolamenti che oltre che dalla delusione sport, vengono alimentati dal dolore per la scomparsa di papà Saverio e il desiderio di maternità che, nel 1970, la renderà ebbra di gioia per la nascita del piccolo Lorenzo. Nel 1960 Antonella Ragno era stata condotta all’altare da Gianni Lonzi, ex pallanuotista conosciuto all’epoca delle Olimpiadi di Roma.
Il ritorno e il trionfo.
Nel 1970, però, Antonella Ragno ricaccia indietro ogni amarezza, riprendendo in mano la promessa fatta al padre Saverio. Così la fiorettista veneziana risale in pedana e torna ad allenarsi, mentre a bordo pedana c’è Ugo Pignotti, compagno di squadra di papà Saverio e medaglia d’oro nel fioretto a squadre alle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928. Antonella Ragno stabilisce il suo quartier generale a Firenze dove grazie al Maestro Pignotti, perfeziona ulteriormente quel talento che papà Saverio aveva cominciato a scartavetrare con bonaria indulgenza, sicuro che la sua Lollo sarebbe riuscita, prima o poi, a portare sul tetto del mondo. Siamo nel 1971 e la cura del Maestro Pignotti fa trasparire i suoi effetti, incisi nel titolo italiano conquistato da Antonella Ragno. Fregio che rappresenta un alloro anche per quella crescita e maturazione che anima le fibre muscolari della fiorettista che parte decisa a conquistare la medaglia d’oro olimpica a Monaco 1972.
Antonella Ragno, che non parte tra le favorite, affronta cinque incontri del barrage di finale, conquistando quattro vittorie e subendo una sola sconfitta nella sfida con la Gorochova. Sconfitta che non turba più di tanto “Lollo” Ragno che rimane imperturbabile e concentrata anche quando lo squadrone sovietico invade la pedana per un punto contestato. Nella spartana scenografia della “Fechthall di Monaco”, i riflettori inquadrano nettamente la pedana dove andrà in scena il dodicesimo round del barrage di finale del fioretto individuale femminile, quello, quanto per intenderci, che vale l’assegnazione della medaglia d’oro.
A contendere l’alloro pregiato ad Antonella Ragno, attualmente prima in classifica, ci sono la francese Depetris-Demaille e l’esperta sovietica Gorochova. La sfida con la francese è fondamentale per la schermitrice di Mosca. Con l’argento a “due passi”, la schermitrice sovietica sa che può dare anche l’assalto alla medaglia d’oro. Ma per vincere la medaglia d’oro dovrà battere per 4-0 l’atleta transalpina. La sfida, invece, celebra la vittoria della Gorochova ma per 4-3, successo che vale l’argento, mentre a bordo pedana, qualche passo più in la, Antonella Ragno esulta saltando tra le braccia del marito Gianni Lonzi.
È la medaglia d’oro che Antonella Ragno ha inseguito attraversando tre Olimpiadi, a cavallo di quella promessa fatta a papà Saverio. La promessa di portare a casa l’oro nell’individuale e di affiancarlo a quello a squadra conquistato da Saverio Ragno a Berlino. E nel silenzio reso solenne dalle note dell’inno di Mameli, in quel silenzio reso immortale dal trionfo in pedana, è certo che nel suo cuore Antonella Ragno abbia ascoltato l’incitamento più bello dettato da papà Saverio: “Forza Lollo”!
Ascesa e ritiro.
Antonella Ragno all’età di quindici anni, indossa maschera e corazzetta, impugna l’arma e sale in pedana, seguita dall’occhio attento di papà Saverio che continua ad infondergli l’amore per la scherma ed i segreti dell’arte nobile. Un legame davvero forte, quello che unisce papà Saverio alla figlia Antonella, un rapporto sportivo che si trasforma ben presto in un impegno d’onore: conquistare la medaglia d’oro olimpica individuale, quella medaglia che sfuggi a papà Saverio, trentasei anni prima nell’Olimpiade berlinese.
L’impegno e la tenacia, forgiano ulteriormente le qualità e la tempra di Antonella Ragno che, in poco tempo, diventa una delle schermitrici più forti a livello giovanile, facendo incetta di titoli italiani e prestigiosi piazzamenti internazionali.
Ma nella testa e nel cuore di Antonella Ragno c’è la ferrea volontà di portare a casa l’oro olimpico. Intenzione che la Ragno sfodera nelle Olimpiadi di Roma ’60 e Tokyo ’64. Eventi che, però, non gratificano le aspettative di Antonella Ragno che sulla pedana di “casa” conquista il bronzo nella competizione a squadre, mentre quattro anni più tardi in terra nipponica il podio ha il colore dello stesso metallo di Roma, solo che questa volta arriva nella gara individuale. E la stoccate dell’abbandono? La decisione arriva per gradi e matura improvvisamente dopo la delusione patita dalla fiorettista alle Olimpiadi di Città del Messico ’68. Abbandono dell’attività sportiva che si presenta come un concentrato di scombussolamenti interiori che agitano la veneziana, scombussolamenti che oltre che dalla delusione sport, vengono alimentati dal dolore per la scomparsa di papà Saverio e il desiderio di maternità che, nel 1970, la renderà ebbra di gioia per la nascita del piccolo Lorenzo. Nel 1960 Antonella Ragno era stata condotta all’altare da Gianni Lonzi, ex pallanuotista conosciuto all’epoca delle Olimpiadi di Roma.
Il ritorno e il trionfo.
Nel 1970, però, Antonella Ragno ricaccia indietro ogni amarezza, riprendendo in mano la promessa fatta al padre Saverio. Così la fiorettista veneziana risale in pedana e torna ad allenarsi, mentre a bordo pedana c’è Ugo Pignotti, compagno di squadra di papà Saverio e medaglia d’oro nel fioretto a squadre alle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928. Antonella Ragno stabilisce il suo quartier generale a Firenze dove grazie al Maestro Pignotti, perfeziona ulteriormente quel talento che papà Saverio aveva cominciato a scartavetrare con bonaria indulgenza, sicuro che la sua Lollo sarebbe riuscita, prima o poi, a portare sul tetto del mondo. Siamo nel 1971 e la cura del Maestro Pignotti fa trasparire i suoi effetti, incisi nel titolo italiano conquistato da Antonella Ragno. Fregio che rappresenta un alloro anche per quella crescita e maturazione che anima le fibre muscolari della fiorettista che parte decisa a conquistare la medaglia d’oro olimpica a Monaco 1972.
Antonella Ragno, che non parte tra le favorite, affronta cinque incontri del barrage di finale, conquistando quattro vittorie e subendo una sola sconfitta nella sfida con la Gorochova. Sconfitta che non turba più di tanto “Lollo” Ragno che rimane imperturbabile e concentrata anche quando lo squadrone sovietico invade la pedana per un punto contestato. Nella spartana scenografia della “Fechthall di Monaco”, i riflettori inquadrano nettamente la pedana dove andrà in scena il dodicesimo round del barrage di finale del fioretto individuale femminile, quello, quanto per intenderci, che vale l’assegnazione della medaglia d’oro.
A contendere l’alloro pregiato ad Antonella Ragno, attualmente prima in classifica, ci sono la francese Depetris-Demaille e l’esperta sovietica Gorochova. La sfida con la francese è fondamentale per la schermitrice di Mosca. Con l’argento a “due passi”, la schermitrice sovietica sa che può dare anche l’assalto alla medaglia d’oro. Ma per vincere la medaglia d’oro dovrà battere per 4-0 l’atleta transalpina. La sfida, invece, celebra la vittoria della Gorochova ma per 4-3, successo che vale l’argento, mentre a bordo pedana, qualche passo più in la, Antonella Ragno esulta saltando tra le braccia del marito Gianni Lonzi.
È la medaglia d’oro che Antonella Ragno ha inseguito attraversando tre Olimpiadi, a cavallo di quella promessa fatta a papà Saverio. La promessa di portare a casa l’oro nell’individuale e di affiancarlo a quello a squadra conquistato da Saverio Ragno a Berlino. E nel silenzio reso solenne dalle note dell’inno di Mameli, in quel silenzio reso immortale dal trionfo in pedana, è certo che nel suo cuore Antonella Ragno abbia ascoltato l’incitamento più bello dettato da papà Saverio: “Forza Lollo”!


