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BOLZANO. Il 20 giugno di dieci anni fa, durante il rally del Salento, moriva a 49 anni Loris Roggia, uno dei più famosi navigatori di Rally a livello internazionale. Veneto di origine, ma altoatesino di adozione (viveva con la moglie ed i tre figli a Gargazzone) correva per la squadra ufficiale della Peugeot Italia e stava disputando il Campionato Italiano con il pilota Andrea Aghini con la Peugeot 207.
La tragedia avvenne fra le curve nascoste da alberi e muretti del Salentino, nel corso della terza prova speciale . Uno schianto contro una struttura in pietra adibita a deposito per attrezzi. Una decelerazione brutale, dalla quale si salvò il pilota, forse grazie anche all’aiuto del volante, ma non il povero Loris. Era il 2003, stagione nella quale Roggia era tornato a navigare Aghini sulla Peugeot 207 Super2000. Una carriera iniziata nel 1973, con 41 gare iridtae, due titoli italiani assoluti e sul podio del “Sanremo” nel 1993.
La moglie Cristina Larcher ( anche lei con un passato di navigatrice), ha raccolto in un libro i ricordi di quanti l’hanno conosciuto ed apprezzato. Il libro verrà presentato in ottobre a Marostica, terra di origine di Loris Roggia.
Il giorno della tragedia i tre figli di Loris avevano 10, 7 e 3 anni. Questa che riportiamo è una sintesi del ricordo del primogenito Matteo, oggi ventenne.
«E’ già il 2013, il 20 giugno di dieci anni fa un maledetto incidente ti ha portato via e dal 17 luglio di quest'anno sarà di più il tempo che ho vissuto senza di te che quello passato con te al mio fianco. Questo non segna chissà quale svolta nella mia vita, ma mi fa capire quanto sia passato veloce il tempo, quante cose sono successe e quante cose hai perso: il primo giorno alle medie, l'esame di terza media, la prima moto, le superiori, la maturità, la prima macchina, lo sci, il go-kart, la prima ragazza, cento altre cose. Ma non è questo che durante l'ultimo anno mi ha davvero rattristato, bensì il rendermi conto che di ricordi con te non ne conservo praticamente più, solo piccoli flash, brevi spaccati di vita. Ricordo benissimo quando ai rally ti aspettavo al palco d'arrivo per salire sulla macchina, ricordo quando nel '98 hai vinto il campionato italiano e per festeggiare i meccanici avevano spruzzato lo champagne addosso a me, alla mamma e a Christian, che era ancora in passeggino. E purtroppo non dimenticherò mai quel giorno... quando mi sono alzato tutto contento perchè eravate tornati sia tu che la mamma dopo tanti giorni di assenza, ma nel lettone c'era solo lei. Quel giorno ha cambiato molte cose, sia per me, che per la mamma che per Christian, che per Alessandro, che per l'intero mondo dello sport. Non dimenticherò mai il giorno del tuo funerale, quel giorno il nostro piccolo paese per sole quattro ore raddoppiò la sua popolazione. Oggi sono un ventenne che vive nel 2013, un periodo di grandi incertezze e pochi sogni. So di non aver fatto ancora grandi cose e di non aver avuto particolari successi. L'unica cosa che mi fa pensare di essere un pochino speciale e fortunato è il mio cognome, del quale vado fiero come nient'altro nella mia vita. Io sono il figlio di Loris Roggia, e il mio sogno è di essere un giorno come te».


