Rimini, luglio 1976. 17 anni appena compiuti e, terminato un anno scolastico positivo pur con qualche patema finale, i soliti 15 giorni di vacanza sulla Riviera Adriatica, Rimini marina centro, bagnino Carlo numero 39. Per me , ragazzo introverso, non era stato facile inserirmi in qualche compagnia per cui l´unica fedele compagna era La Gazzetta dello Sport. Ai tempi il calciomercato spendeva le proprie risorse tra il primo ed il 15 luglio. E cosi´ in una mattina uguale alle altre la Rosea a tutto titolo lanciava una bomba letale: Boninsegna e Benetti alla Juve, Capello al Milan ed Anastasi all´Inter. Mi colpi´ soprattutto un nome: Romeo Benetti. Veronese di origine, Romeo era ben presto emigrato con la famiglia a Bolzano e, sulle orme del fratello Bruno, dedicò subito la vita al pallone. Da una squadra giovanile delle nostra citta´, grazie anche alla segnalazione di mio padre, ex giocatore ai tempi di Meazza e da lustri dirigente, approdo´ nel 1963 alla gloriosa AC Bolzano e nel torneo successivo di Serie D la trascinò fino allo sfortunato spareggio del Bentegodi con il Carpi per una promozione sfumata sul filo di lana. Fu la sua rampa di lancio: Siena, Taranto, Palermo e nel 1968 primo approdo presso la Vecchia Signora. Non andò bene ma, dopo un anno nella Sampdoria di Bernardini, nel 1970 approdò al Milan alla corte di paron Rocco che, spremuti i due Giovanni, Trapattoni e Lodetti, aveva bisogno di polmoni freschi per sostenere il Divino Rivera, reduce dai trionfi e dalle polemiche di Mexico 70. Romeo fu subito un trascinatore ma un triste 10 gennaio 1971 ruppe i legamenti del ginocchio al bolognese Liguori e venne messo alla berlina da stampa e tifosi inferociti. Benetti fu una roccia anche in questo, conquistò la Nazionale, vinse qualcosa col Milan e molto con la Juve per chiudere in gloria con la Roma di mastro Liedholm a 36 anni suonati. Di lui però voglio ricordare un episodio che ne testimonia la profonda umanità. Un giorno venne a casa nostra per regalare un canarino della sua collezione a mio padre che ne era stato uno degli scopritori. Era arancio e lo chiamammo Romeo. Nel 1975 papa´ morì e l´anno successivo un´amica conosciuta al mare con il padre tifosissimo bianconero andò in ritiro a Villar Perosa e da li´ mi invio´ una cartolina con gli autografi di tutti i giocatori. Ovviamente non poteva mancare quello di Romeo che le disse che si ricordava di mio padre e gli spiaceva molto che fose mancato. Questo è Romeo Benetti.

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