BOLZANO. A 41 anni Alex Schwazer è tornato a marciare in un Campionato italiano, quattordici anni dopo la prima positività al doping e dieci dopo la seconda. Come racconta in un’intervista pubblicata  sulla Gazzetta dello Sport e firmata dal giornalista Sergio Arcobelli, il campione olimpico di Pechino 2008 ha vissuto una giornata intensa, segnata da entusiasmo, rammarico e dalla volontà di guardare comunque avanti.
 

Ad Alessandria Schwazer era partito con l’idea di vincere la nuova prova internazionale della mezza maratona di marcia. Per buona parte della gara è rimasto in testa insieme a Riccardo Orsoni e Gianluca Picchiottino, mantenendo un ritmo elevato e, a suo dire, senza particolare fatica. «Andavo sotto i quattro minuti al chilometro con facilità», ha spiegato nell’intervista. La gara però è cambiata dopo il passaggio al 14° chilometro: tre richiami dei giudici per irregolarità nella tecnica hanno comportato una penalità di tre minuti e, poco dopo la ripartenza, è arrivata la squalifica definitiva.
 

Schwazer non ha polemizzato con la decisione dei giudici. «Il giudizio va sempre accettato», ha detto, ammettendo che nella tecnica gli è mancata un po’ di scioltezza. Più che arrabbiato si è detto rammaricato, perché convinto di poter lottare per la vittoria. Il successo è poi andato a Riccardo Orsoni, mentre tra le donne ha trionfato Sofia Fiorini.
 

Il marciatore altoatesino ha spiegato di aver impostato la gara per attaccare negli ultimi chilometri e dedicare la vittoria all’amico Hubert Rabensteiner, artigiano calzolaio scomparso a 56 anni che all’inizio della carriera lo aveva aiutato a risolvere problemi di vesciche grazie alle scarpe su misura. «Arrivare terzo o quarto non mi bastava», ha raccontato.
 

Nell’intervista Schwazer riflette anche sul suo presente. Non si considera più un atleta professionista, perché deve conciliare lo sport con il lavoro, e per questo ragiona «giorno per giorno». Un ritorno olimpico è escluso: «Dopo i 35 anni bisogna pensare a breve termine, io ne ho 41».
 

La giornata di Alessandria, però, gli ha lasciato anche segnali positivi: l’affetto del pubblico lungo il percorso e la sensazione di stare bene fisicamente. Schwazer parla poi dell’importanza dell’atletica per i giovani, uno sport che permette di stare all’aria aperta e socializzare, lontano dalla dipendenza dal telefono. E sottolinea come, nonostante le vicende giudiziarie e sportive del passato, la voglia di andare avanti non sia cambiata: «Tutto quello che è successo non mi ha tolto la determinazione. Non saranno tre minuti di stop a fermarmi».