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BOLZANO. La verità non è un concetto astratto, ma un percorso arduo che richiede impegno e fatica. Questo è il messaggio emerso dal diciassettesimo Global Forum Alto Adige 2025, tenutosi all'Eurac di Bolzano, il cui tema, "La (o le) verità?", ha trovato un'eco potente nella vicenda personale di Alex Schwazer. L'atleta altoatesino, che ha recentemente ripreso a gareggiare e collabora come consulente atletico per l'FC Sudtirol, è diventato il simbolo vivente di una battaglia per l'innocenza, una lotta che, secondo le sue stesse parole, è una "faticosa dimostrazione di un dato di fatto".
Per Schwazer, la verità non è una questione di opinioni, ma di certezze personali. "La verità per me è un dato di fatto", ha spiegato. "Nel mio caso, io sono l'unico che sa al 100% quello che è stato fatto o non fatto prima del controllo. Io posso escludere di essermi dopato". Questa ferma convinzione, basata sulla sua esperienza diretta, rappresenta il punto di partenza da cui è nata la sua estenuante battaglia legale e mediatica.
La sfida, come sottolinea lui stesso, non è stata tanto quella di definire la propria verità, quanto quella di dimostrarla al mondo, superando l'evidenza schiacciante di una provetta risultata positiva. Il percorso di Schwazer è stato una corsa a ostacoli lunga più di cinque anni, affrontata insieme al suo avvocato, alla sua manager e al suo allenatore. È stato un cammino costellato di fatica, ma anche di successi, culminato nel riconoscimento parziale della sua posizione. "
In generale per avvicinarsi alla verità bisogna far fatica," ha affermato l'atleta, sintetizzando una lezione che va ben oltre il suo caso personale. La sua vicenda dimostra che la ricerca della giustizia e della verità richiede una perseveranza instancabile, che spesso si scontra con sistemi e meccanismi complessi. Nonostante il recente ritorno in pista, accompagnato da una rinnovata attenzione mediatica, Schwazer rimane pragmatico e focalizzato. Lontano dai riflettori che lo hanno per anni posto al centro del dibattito, l'atleta continua a vivere la sua vita, allenandosi e portando avanti i suoi impegni.
"Per me non cambia nulla, nel senso che io continuo a fare la mia attività nel limite del possibile come ho sempre fatto," ha dichiarato. L'attenzione dei media, pur essendo un segnale di riscoperta del suo caso, non ha alterato il suo approccio alla vita e allo sport. La sua ultima gara, fatta "perché sto discretamente bene," non rappresenta una spinta verso nuovi obiettivi agonistici, ma piuttosto uno stimolo a mantenere un livello fisico elevato. "Non mi sento come Pantani, no io sono Alex e va bene così", ha risposto in maniera decisa. Questa presa di distanza sottolinea la sua volontà di non essere ridotto a un simbolo tragico o a un'icona di un destino segnato.


