BOLZANO. Alex Schwazer, il guerriero che lotta contro un sistema. Nella misteriosa vicenda della nuova positività del marciatore altoatesino, piena di incongruenze e ritardi, una cosa sembra essere certa: una causa milionaria con una passerella di attori più o meno illustri citati per danni. Ma c’è un secondo aspetto che lo scorrere dei giorni rende praticamente certo. Quello più atroce, più crudele sotto l’aspetto umano: Schwazer non potrà gareggiare alle Olimpiadi di Rio. Lo status di “sospeso” affibbiatogli dalla federazione internazionale di atletica leggera è pesante. I legali Gerhard Brandstätter e Tommaso Marchese stanno lavorando all’impugnazione del provvedimento della Iaaf. Nel dramma sportivo di Alex le vie possibili sono ormai molto poche e il tempo mai come in questa situazione è tiranno. Il 18 luglio scadono definitivamente le iscrizioni. Si parla di un ricorso urgente (e costoso) al Tribunale Arbitrale Sportivo di Losanna, oppure tentare di far gareggiare Alex sub judice col forte rischio di una estromissione successiva dalla classifica. Ma serve l’appoggio incondizionato del Coni. La settimana che sta per iniziare sarà decisiva.

Sandro Donati, che è a Vipiteno per seguire gli allenamenti di Alex, attacca la Iaaf. «La Iaaf dovrà prendersi le sue responsabilità su diversi aspetti. Il primo perché il 14 aprile, in maniera molto determinata, ha deciso di far ritestare la provetta del primo gennaio che il laboratorio antidoping di Colonia, considerato punto di riferimento d’eccellenza mondiale anche sotto l’aspetto ormonale, aveva refertato con una negatività e con valori assolutamente nella norma. Il secondo è legato al direttore dell'antidoping Thomas Capdevielle, che dovrà spiegare da chi ha appreso la comunicazione della positività di Alex e perché dal 13 maggio ha atteso il 21 giugno. Il terzo perché è stato consentito all'atleta di farlo gareggiare all’estero quando c'era già una positività. Perché questi ritardi e tutte le resistenze a farci recapitare la documentazione che abbiamo richiesto?».

Donati promette battaglia al sistema sportivo ma anche a chi attacca il suo allievo. «Alex è un ragazzo timido, riservato, che non ha manie di grandezza e soprattutto non è bipolare come sto leggendo. Lui è vittima di un imbroglio, questa è una storia dagli aspetti inquietanti. Schwazer è un precondannato da certi ambienti. La sua collaborazione è sempre stata derisa e valutata pari a zero – dice Donati – Per il sistema sportivo un atleta dopato è una preda, non gli importa nulla dell’aspetto umano. E poi ci meravigliamo dei casi Pantani? Con grande umiltà mi ha detto: se non vogliono che gareggi mi dedicherò alla mia ragazza, mi farò una famiglia, vorrei avere un figlio».

Sta per essere avviata una raccolta di fondi per aiutare Alex e chi si attiva in suo favore in questa battaglia legale che si preannuncia lunga e difficile.

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