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BOLZANO. «Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo». Jannik Sinner racconta il periodo più difficile della sua carriera in una lunga intervista realizzata da Emanuela Audisio per «d» di Repubblica, iniziata ad agosto e conclusa a ottobre. Dopo l’infortunio al ginocchio destro, che lo ha costretto a rinunciare a numerosi tornei e alle Atp Finals di Torino, il campione altoatesino guarda al ritorno nel 2027.
Sinner spiega di non essersi mai fermato completamente: palestra, allenamenti, fisioterapia, ma anche Formula 1, videogiochi e letture. La parola chiave è pazienza. «La differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna», sottolinea, ribadendo la necessità di guardare alla carriera con una prospettiva di lungo periodo.
Il passaggio più emozionante dell’intervista riguarda però l’addio alla famiglia a 13 anni e mezzo, quando lasciò casa per inseguire il sogno del tennis. «Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa», confessa. Ricorda il saluto al padre a Milano, le lacrime di entrambi e il dolore di una separazione necessaria per costruire il proprio futuro.
Tra i ricordi più felici, invece, Sinner sceglie una domenica d’inverno trascorsa a sciare sulle Dolomiti con gli amici. Parla anche della rivalità con Carlos Alcaraz, del rapporto con il pilota Kimi Antonelli e della volontà di prolungare il più possibile la propria carriera. L’obiettivo resta tornare a competere: «Voglio durare, avere una carriera lunga». E il suo posto, assicura, rimane sul campo da tennis.


