Bolzano. Yasmine Hamza ha il badminton nel suo dna. D'altronde papà Csaba è stato direttore tecnico e allenatore della nazionale azzurra e ora guida la Südtirol Badminton School, mentre mamma Erika Henriette Stich, ex giocatrice, allena anche lei. Entrambi di origini ungheresi, naturalizzati italiani, hanno trasmesso la passione a Yasmine, che - racchetta e volano in mano - vince, convince e si diverte.

E nel maggio del 2019, a soli 15 anni, si è laureata campionessa italiana assoluta nel singolare. È nata a Palermo nel settembre del 2003, ma da diversi anni vive a Bolzano dove si è trasferita con la sua famiglia. Ed è proprio in Alto Adige che è partita e poi è esplosa la carriera del talento dello SSV Bozen, che si allena anche con la SBS diretta dal padre.

Yasmine non poteva che essere il badminton il suo sport...

«Sì – esordisce Yasmine –, anche se in realtà da piccola ho praticato altre attività, come il nuoto, che ho iniziato quando avevo tre anni, il nuoto sincronizzato e l'equitazione».

Quando ha preso in mano la prima racchetta?

«A quattro anni. Ma ho iniziato gli allenamenti veri e propri quando mi sono trasferita nel 2013 a Bolzano e ho lasciato il nuoto agonistico, perché lo trovavo troppo noioso. Prima che arrivassi in Alto Adige, ho vissuto a Palermo fino ai sei anni e poi siamo stati per tre anni a Milano».

Cosa ama del badminton?

«È principalmente uno sport individuale e quindi in campo devi prendere da sola ogni decisione. Poi è molto tecnico e ci sono sempre nuovi colpi da scoprire».

Che effetto fa essere allenata dai propri genitori?

«Quando ero piccola, a Milano, sono andata a giocare nella società di mia mamma. Quando mi sono trasferita a Bolzano e ho iniziato con l’agonismo, invece, mi ha allenato solo papà. Quando mi allenava mamma il badminton per me era solo un divertimento. A Bolzano, invece, ho iniziato ad allenarmi seriamente. Certe volte può essere difficile, perché comunque quello che succede in palestra lo porti anche a casa, ma io mi trovo molto bene e riesco sempre a parlare con mio padre anche dei problemi».

Qual è il ricordo più bello della sua sinora giovane carriera?

«La vittoria ottenuta ai campionati italiani assoluti, ma anche il doppio successo dello scorso dicembre in Sudafrica in un circuito mondiale. Io e Katharina Fink abbiamo vinto la medaglia d’oro nel doppio (a livello open, ndr) e poi ho vinto anche il singolare nella categoria Under 19».

Che esperienza ha vissuto in Sudafrica?

«Era il nostro primo torneo in Africa e sapevamo che il livello sarebbe stato alto. Ci siamo presentate per fare esperienza e non abbiamo avvertito tutta quella pressione addosso. Il viaggio è stato molto lungo, ma abbiamo giocato bene e siamo state molto contente dei risultati».

Quando ha vinto il titolo italiano assoluto quali sensazioni ha provato?

«Siccome l’anno prima non ero salita sul podio, sarebbe già stato tanto se fossi riuscita a vincere una medaglia. Poi in finale mi sono trovata di fronte proprio Katharina ed è stato strano. Io avvertivo la pressione, ma lei probabilmente ancora di più, perché aveva già vinto il titolo l’anno prima ed era la campionessa in carica. Alla fine sono riuscita a giocare senza pensieri e quando è finita la partita ho provato una sensazione che non avevo mai vissuto prima. Mi veniva quasi da piangere dalla felicità. Ho passato diversi momenti in cui non credevo abbastanza in me stessa, invece ho dimostrato che potevo farcela».

Katharina è la sua compagna di doppio, però a volte vi ritrovate anche da avversarie, come successo proprio agli Italiani. Com'è la sfida con la proprio partner?

«Ci affrontiamo spesso e quando gioco contro di lei mi sento quasi più sicura. Ci alleniamo assieme e ci conosciamo, quindi sappiamo il nostro stile di gioco. Però è faticoso giocare contro di lei, perché gli scambi sono sempre intensi e le partite sono molto tirate. Vogliamo vincere entrambe, siamo amiche, ma in campo, nel singolare, siamo avversarie».

E insieme formate anche una bella coppia...

«Lei è forte fisicamente, mentre io sono più tecnica. Ci completiamo e siamo una coppia molto solida. Magari prima di entrare in campo ci può essere qualche discussione, però poi ci focalizziamo sulla partita e si vede che siamo molto unite».

Purtroppo in questo 2020, a causa dell'emergenza sanitaria, non è riuscita a partecipare a tutti gli eventi che aveva programmato...

«Sì, abbiamo giocato poco. Tra gli obiettivi c'era sicuramente il campionato italiano, che è stato posticipato a dicembre. Per me è una tappa molto importante, ma adesso ci stiamo concentrando sugli Europei Juniores, che dovrebbero disputarsi a novembre. Puntiamo a qualificarci per i Mondiali Juniores, che sono stati spostati a gennaio. Per esserci, dobbiamo entrare nella top-16 mondiale e i prossimi tornei che faremo ad agosto, in Bulgaria e Irlanda, sono molto importanti per la classifica. Speriamo che non li cancellino».

Complice il badminton, ha sempre la valigia in mano...

«Sì. Amo viaggiare e scoprire posti nuovi».

Il più bello?

«Forse la Cina».

È difficile conciliare sport e studio?

«Frequento il liceo scientifico “Toniolo” a indirizzo sportivo e la scuola ci aiuta tanto nello sport, stilando programmi ad hoc per gli atleti. Così riesco a bilanciare le due attività e anche se sono via per due settimane, posso seguire il programma che mi inviano i professori in modo che non rimanga indietro».

Quanto tempo dedica agli allenamenti?

«Tanto. Tre volte alla settimana con la SBS e poi ci sono gli allenamenti del club (Yasmine è tesserata con lo SSV Bozen, ndr). In media mi alleno due volte al giorno: la mattina prima di andare a scuola e il pomeriggio».

Suo papà è stato prima viola dell'orchestra del Teatro Massimo. È appassionata anche lei di musica?

«Sì. Dato che mio papà suonava la viola, quando ero piccola ho suonato il violino. Poi, dai quattro agli otto anni, ho avuto l'occasione di suonare nella band di mia zia in alcuni concerti. Poi, però, ho dovuto smettere a causa degli impegni, ma tuttora, quando c’è l’opportunità, suono ancora con lei e mio nonno. I miei nonni vivono in Sicilia, mentre la zia a L’Aquila».

Qual è il suo sogno nel cassetto?

«Il mio sogno, ancora molto lontano, è la partecipazione alle Olimpiadi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA