MILANO. La ragione e il sentimento: Massimo Moratti sceglie la prima che coincide con il bene dell’l’Inter e, quindi, con l’addio di Stramaccioni. Il presidente dice di voler ancora riflettere e prende tempo. Ma l’esonero sembra una scelta irreversibile e l’avvento di Mazzarri un’ipotesi destinata a diventare realtà. Non è ancora scattata l’ora degli annunci ufficiali e dei proclami, ma la strategia è stata delineata con chiarezza.

Il presidente - che non ha assistito al naufragio nerazzurro di domenica scorsa a San Siro - è rimasto in silenzio per quarantotto ore. Due giorni per pensarci su e maturare lentamente l’idea che forse l’Inter e Stramaccioni non sono fatti l’uno per l’altra. Troppo giovane e inesperto il tecnico che viene dalla Primavera e che sconta le sue colpe al termine di una stagione fallimentare, conclusasi tra le contestazioni dei tifosi. Un azzardo portarlo all’Inter e un ulteriore azzardo riconfermarlo. Stramaccioni non sembra avere la forza, il carattere e il carisma per rifondare una squadra che si è smarrita.

«Non mi piace dire - esordisce Moratti - che un’era è finita, stiamo facendo un riassunto degli ultimi accadimenti. Non ho cambiato idea ma sto riflettendo per capire bene quale sia il bene per l’Inter. Non ho parlato né con Stramaccioni né con altri. Sono ore di riflessione e la riflessione sarà lunga». «Da una parte - prosegue - c’è il talento di Stramaccioni, un ragazzo che sicuramente avrà successo nel suo mestiere, dall’altra la situazione attuale. Sto ragionando su quale sia la scelta migliore». Mazzarri? «Gli allenatori - ha risposto - sono tutti bravi, poi devono lavorare all’Inter, che è una cosa diversa». Insomma, una scelta sofferta ma necessaria per riportare l’Inter in alto.

Il balletto delle panchine si muove quest’anno sulla linea ad alta velocità Milano-Roma-Napoli, ma è presto per dire chi scenderà e a quale fermata. Tra addii già scritti, conferme mezzo rimangiate e ripensamenti, il colpo di scena che può accelerare la corsa è stato l’annuncio del prossimo esonero di Massimiliano Allegri dato da Aldo Biscardi in tv con la lettura di un «messaggio» di Silvio Berlusconi. Il Milan ha subito smentito tutto, ma la posizione del tecnico livornese appare ormai talmente debole da rendere inevitabile il divorzio e un contestuale approdo alla Roma. Il tecnico ha ancora un anno di contratto e in teoria non ha motivi per dimettersi, potrebbe stare anche fermo un anno, e aspetta la mossa del Milan, che intanto scandaglia il mare delle vecchie glorie per pescare un volto nuovo per la panchina. Le ultime voci danno Clarence Seedorf favorito.