BOLZANO. Nelle scorse settimane si è svolta la quinta edizione della Oman Desert Marathon, una gara di 6 tappe per un totale di 165 km nel deserto dell’Oman, dove la caratteristica e difficoltà era la totale autosufficienza dei partecipanti per tutto quello che riguardava i viveri e il vestiario.

Tutto questo per un totale di 9,5 kg che il bolzanino Giovanni Barborini, un 58enne tecnico delle telecomunicazioni, ha dovuto trasportare tutti i giorni sulle spalle fino alla linea del traguardo sul Mar Arabico piazzandosi in 65esima posizione. L’abbiamo intervistato per conoscere meglio questa sua esperienza.

Cosa l’ha spinta ad affrontare una simile avventura? «Amo il deserto, ritengo che sia una versione più calda delle montagne con un fascino maggiore grazie alle sue dune che sono stupende. Se poi ci aggiungiamo lo sport, che è sempre importante, abbiamo raggiunto la perfezione».

Quali sono state le maggiori difficoltà?

«Le temperature sicuramente non hanno agevolato la corsa, perché di giorno si arrivava a 40 gradi, mentre la notte si scendeva anche a 5, ma la difficoltà maggiore è stata quella di dover bere costantemente per non correre il rischio di disidratarsi, cosa che peraltro mi è capitata nella prima tappa».

Che tipo di preparazione ha dovuto mettere in atto?

«La preparazione non è stata tutta rose e fiori. Per prepararmi simulavo i percorsi facendo la lunghezza delle tappe qui in regione, sempre con lo zaino addosso, ma non immaginavo tale fatica. All’inizio dubitavo della scelta fatta, ma alla fine è stata solamente una gioia».

Come ha reagito alle prime difficoltà durante la competizione?

«Devo ammettere che se non fosse stato per la compagnia di qualche italiano presente alla corsa, sarebbe stato ancora più difficile raggiungere il traguardo. In più c’è anche da dire che la corsa in sé non è dura, ma il terreno rende tutto più impegnativo. Però la parola mollare non era tra i miei pensieri».

Che cosa ha provato subito dopo il traguardo?

«Ho pensato ai miei cari.

Ho pensato che avrei potuto riabbracciarli, ma anche la nostalgia ha fatto il suo, perché ho pensato che tutto fosse oramai finito e un po’ mi è dispiaciuto. Nel complesso è stata una gioia indescrivibile, dove tutta la fatica è stata ripagata».

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