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MOSCA. Volando in scioltezza sui 200 metri in 19”66, Usain Bolt ha conquistato ieri ai mondiali di Mosca il suo terzo titolo iridato consecutivo sulla distanza, bissando il successo di domenica scorsa sui 100 e regalando al suo Paese la quarta medaglia nello sprint di questa competizione, dopo l'analoga doppietta della connazionale Shelly-Ann Fraser-Pryce, 'the pocket rocket', (il razzo tascabile), come la chiamano dalle sue parti.
Un successo che arriva nella ottava e penultima giornata, quella del sorpasso russo sugli Usa nel medagliere (7 a 6 negli ori) e del naufragio dell'ultima speranza azzurra, con Alessia Trost solo settima sulla stessa pedana dove Sara Simeoni vinse l'oro olimpico nel 1980. È la quarta volta che Bolt mette a segno un “uno-due” in una grande competizione, dopo le Olimpiadi 2008 e 2012 e i Mondiali 2009, e finora è l'unico ad aver centrato la doppietta in due Mondiali. Quello di ieri sera è anche il suo settimo sigillo dorato, che gli consente di diventare il terzo atleta uomo più titolato dei mondiali, al pari dell'americano Lashawn Merrit.
Ma a quasi 27 anni (li compirà tra quattro giorni), Bolt insegue quello che potrebbe essere l'unico primato della kermesse: fare tris oggi con la staffetta 4x100, uguagliando negli ori la collezione iridata di Michael Johnson (8 tutte d'oro) e di Carl Lewis (8 d'oro, 1 d'argento e 1 di bronzo), ma superando entrambi grazie ai suoi due argenti.
Ieri sera Bolt ha dominato la gara, in uno stadio quasi esaurito e multicolore dove però sono state vietate alle atlete le unghie smaltate color arcobaleno come segno di protesta contro la controversa legge russa che proibisce la propaganda gay in presenza di minorenni: la saltatrice svedese Emma Green-Tregaro è stata costretta a dipingerle di rosso, in seguito ad un monito informale della Iaaf alla Federazione nazionale. Dopo una partenza bruciante, il fulmine giamaicano è uscito prepotentemente davanti nella seconda parte nella curva, permettendosi di decelerare nel finale una volta certo della vittoria: 19”66 (vento nullo), con cui ha migliorato il suo stagionale (19”73), nonostante il piccolo infortunio in allenamento al piede destro dei giorni scorsi. Dietro di lui, il connazionale Warren Weir (19”79), bronzo a Londra, e l'americano Curtis Mitchell (20”04), che per solo un decimo davanti a Nickel Ashmeade ha impedito un podio tutto giamaicano come alle ultime Olimpiadi.
«I 100 erano per i tifosi, per lo show, per la storia dell’uomo più veloce del mondo ma per me era più importante venire qui e difendere il mio titolo sui 200» ha affermato Bolt.


