«Torneremo presto in pedana e con nuovi obiettivi». È il messaggio che la pluricampionessa olimpica Valentina Vezzali ha lanciato a conclusione della video conferenza svoltasi con la Commissione Atleti della Federscherma domenica 5 aprile. Incontro la cui calendarizzazione si è resa necessaria per l’emergenza Covid-19 e per il successivo rinvio al 2021 delle Olimpiadi di Tokyo.

«Ci siamo incontrati per dare un po’ di delucidazioni agli atleti, - spiega la campionessa jesina – facendo seguito alla decisione assunta dal Consiglio federale di sospendere l’attività sino al 31 agosto. Nel prossimo mese di maggio la FIS deciderà quali saranno le prossime gare, perché manca ancora da disputare una gara di qualificazione olimpica e la Coppa del mondo è ancora in corso. Bisognerà anche capire come si riuscirà ad assegnare i campionati italiani. Le Olimpiadi? La storia ci ha sempre detto che questo magnifico appuntamento è stato cancellato solo durante le guerre. Oggi stiamo vivendo lo stesso dramma».

Collezione unica di medaglie

Nella storia a cinque cerchi della scherma italiana, brillano le nove medaglie conquistate da Valentina Vezzali (6 ori, 1 argento e 2 bronzo), che fanno dell’ex parlamentare l’atleta più medagliata e con più medaglie d’oro olimpiche individuali (record detenuto con Edoardo Mangiarotti e Nedo Nadi, ndr). E il sacro fuoco di Olimpia divampa nell’emozione dell’ex fiorettista quando si chiede di indicare, tra le tre, qual è stata la medaglia d’oro più bella. «Ogni Olimpiade disputata e ogni medaglia conquistata mi hanno sempre dato un qualcosa, a mio avviso ogni vittoria arriva al momento giusto – premette la Presidente della Commissione Atleti -. Mi sono presentata ad Atlanta fresca della prima vittoria in Coppa del mondo e arrivai solo seconda (vinse l’oro nella prova a squadre, ndr). Le medaglie d’oro di Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008 hanno avuto tutte un profumo e significato diverso. Così come l’ha avuta l’Olimpiade di Londra 2012 dove ho avuto il grande onore di essere la portabandiera. Già il fuoco olimpico…credo che quel fuoco che avevo dentro, sicuramente oggi ce l’hanno i nostri atleti. Da quando ho appeso il fioretto al chiodo mi occupo degli atleti più giovani e devo dire che in loro rivedo ardere lo stesso fuoco, soprattutto in quelli che tra un anno andranno alle Olimpiadi». E in vista di Tokyo 2021 quale sarà la sorpresa italiana? «Ci tengo a precisare che come squadra di scherma, quella italiana è una delle poche al mondo che ha qualificato tutte le sei armi, con una gara in anticipo. Questo sta a significare l’indiscusso valore della nostra scherma. Una possibile sorpresa? Ricordo ad Atene nel 2004 dove Aldo Montano era giovanissimo e nessuno avrebbe scommesso che avrebbe potuto vincere le Olimpiadi, invece smentì tutti vincendo la medaglia d’oro individuale nella sciabola. Tutti gli atleti italiani hanno grandissime potenzialità e visti i meccanismi di qualificazione per le Olimpiadi, credo che sia più difficile qualificarsi che vincere un’Olimpiade». Laura Badea, Rita Koenig, Giovanna Trillini, Hyunhee Nam, sono alcune delle avversarie che hanno alimentato il percorso di Valentina, album di volti e nomi in cui ricercare l’avversaria più pericolosa. «Credo che il vero avversario sia prima di tutto dentro noi stesi. Spesso siamo noi che ci poniamo dei limiti, facendo così diventare gli avversari più forti. Nel corso della mia carriera ho avuto l’onore di incrociare le lame con avversarie fortissime ed anche di ammirare schermitrici eccezionali. Ricordo che a Barcellona era incantata a vedere l’esibizione in pedana Giovanna Trillini…se non ci fosse stata lei probabilmente non ci sarebbe stata la Vezzali. Con lei mi sono confrontata spesso su tante pedane, è stato sempre un intenso momento agonistico. Eppoi ci sono atlete di grandissimo valore come Margherita Granbassi, Arianna Errigo, Elisa Di Francisca… atlete italiane fortissime che permettono alla scherma italiana femminile di tenere alto il blasone».

L’evolversi di uno sport

La tradizione della grande scherma femminile di casa Italia non è un fatto recente. È pur vero, comunque, che da Antonella Ragno (bronzo a squadre fioretto a Roma 1960 e bronzo individuale a Tokyo 1964) a Valentina Vezzali il mondo della scherma femminile è cambiato, sia a livello agonistico che anche nella mentalità. «Sicuramente – afferma decisa Valentina Vezzali – negli ultimi anni il mondo della scherma mondiale si è evoluto ad una velocità veramente stratosferica. Quando ho iniziato negli anni ‘80 le donne potevano fare solo il fioretto, mentre sul finire degli anni novanta fu disputato il primo mondiale di sciabola. Nel 2004, invece, tutte le armi sono state rappresentate sia al maschile che femminile. È cambiata la scherma a livello globale, e se prima era solo di competenza delle scuole europee, oggi anche quella africana ed americana riescono a vincere delle medaglie olimpiche. La scherma si è evoluta: c’è il wifi, siamo il primo sport ad aver introdotto la moviola, a Torino nei Mondiali di 2006. La scherma di oggi è più tecnica, più veloce e di potenza. Quando ho iniziato la preparazione era marginale mentre oggi è fondamentale. La mia erede? Elisa (Di Francisca, ndr) ed Ariana (Errigo, ndr) sono ormai delle atlete affermate, per cui spazio alle giovani promesse partendo da Camilla Mancini, Alice Volpi, Erica Cipressa, Martina Favaretto…abbiamo veramente un vivaio enorme, come dire la scuola fa scuola».

Il rapporto con Bolzano

Vivaio alimentato anche grazie all’attività del nel Club Scherma Bolzano. «Da consigliere federale sono stata a Bolzano ed ho avuto l’opportunità di visitare la palestra curata da Salvatore Lauria, trovando una bellissima struttura con tanti giovani bravi ed appassionati. Ho un bellissimo ricordo di Bolzano, l’occasione fu la partecipazione al Campionato Europeo, organizzato impeccabilmente, dove vinsi la medaglia d’oro…fu l’anno migliore della mia carriera». Scherma a parte, oggi l’impegno di Valentina è rivolto anche all’obiettivo della laurea ed a quello degli special olympics. «Spero, in un anno e mezzo, di riuscire a laureami in scienze sociali per la cooperazione internazionale all’Università di Camerino. In questo periodo, oltre agli atleti olimpici e paralimpici ci sono anche quelli degli special olympics che a giugno avrebbero dovuto disputare i campionati nazionali. Ho prestato il mio volto e la mia immagine per una campagna di solidarietà per permettere a questi ragazzi di potersi allenare. L’impegno politico? Credo che fare politica voglia dire mettersi a servizio degli altri. C’è stato il momento in cui l’ho fatto in Parlamento, oggi continuo a farlo nel mondo dello sport cercando di fare entrare nella casa degli italiani la giusta cultura sportiva».