Merano. Il nostro personaggio della domenica ippica - a una settimana da quella del Gran Premio Merano - è un gentleman rider. Si tratta di Paolo Urru. Siamo andati a trovarlo a Borgo Andreina mentre lo vediamo impegnato nelle operazioni d'insellaggio del suo Jackson per la classica uscita mattutina. «Sì - racconta Paolo - prima di andare a lavorare vengo a montare a cavallo, faccio un'uscita e poi via di corsa a farmi una doccia per poi incravattarmi e vestire il ruolo di responsabile amministrativo di un'azienda». Cinquant'anni da compiere, e cinquanta sono anche le vittorie in carriera per il gentleman che si diverte da più di trentacinque anni a salire in sella. «Ho cominciato da ragazzino, quando andavo a vedere i cavalli con mio padre che era un dipendente della società che allora gestiva l'ippodromo. Avendo fra l’altro origini sarde, non è stato poi cosi difficile innamorarmi dei cavalli». Urru torna coi ricordi agli albori della carriera. «Mozzati il mio primo maestro, quindi sono passato da Feligioni per poi stabilirmi con la famiglia Pugnotti, Giancarlo prima e Simone poi. Appena ho compiuto sedici anni ho deciso di prendere la patente. Da allora, il mio nome lo leggete praticamente tutte le domeniche sui programmi delle corse di Maia.

In grande forma

Fisico sportivo, da vero atleta, Paolo sta vivendo una seconda giovinezza (sportiva) proprio in queste ultime due stagioni. Sorride e racconta che il segreto sta proprio nel fisico. «Nonostante sia praticamente tutto rotto, mi mantengo in forma andando a correre ogni giorno. Macino chilometri e questo mi permette di fare fiato e di essere lucido sia fisicamente che mentalmente quando salgo in sella per una corsa». Gli chiediamo subito del cavallo del cuore e lui ci risponde senza esitare. «Non ho dubbi, Flammeo mi è rimasto nel cuore. Chi frequenta l'ippodromo di Merano da qualche anno, non può non ricordare il sauro "sfacciato" che vestiva i colori della famiglia Pugnotti che con le sue partenze al rallentatore lasciava sempre senza fiato chi l'aveva appoggiato al gioco». Ogni volta che sgabbiava, lasciava lì almeno dieci lunghezze. «Era fatto così, guai a contraddirlo, altrimenti non rendeva. Quindi uscivamo lenti dalle gabbie, lo facevo aggiustare per bene e poi lui faceva tutto il resto. Sapeva dov'era il traguardo. Che finaloni inscenava». La vittoria più bella della carriera? «Mah, forse l'ultima in sella a Passito. Ho subito un cross in partenza che mi è costato almeno cinque lunghezze e nonostante ciò il cavallo ci ha messo tutto il suo cuore e alla fine siamo riusciti a vincere, superando proprio nei pressi del palo l'avversario. Che soddisfazione! Ho ancora la pelle d'oca al pensiero». Urru ha provato anche a montare in ostacoli «perché mi divertiva saltare. Purtroppo diciassette anni fa ho subito un brutto incidente in corsa e ho deciso di dire basta con gli ostacoli. A dire il vero, dirò basta con le corse definitivamente a fine anno». Proprio ora che sta vincendo a ripetizione... «È giunto il momento. Ci sono altre priorità». Lo invitiamo a cambiare idea.

Oggi

Ora però c'è da pensare alla giornata odierna, con due ingaggi. «Monto Jackson e Balsamina. Del maschio posso dirti che va molto bene, ormai avete imparato a conoscerlo anche voi. Se di estro, non può temere gli avversari odierni, ma sappiamo e conosciamo il suo caratterino. La femmina la monto per la prima volta ma l'ho vista correre nell'arco dell'estate e a dirtela tutta, l'ho anche battuta sul palo col mio Passito», sorride Paolo. «La vedo in forma e penso di potermela giocare, ma dovrò battere Acquire con in sella il leader della classifica di categoria (Ferramosca, ndr) e poi attenzione alla vecchia volpe di Ilaria Saggiomo, avversaria di mille battaglie passate». Appuntamento ad oggi pomeriggio, col gentleman con la G maiuscola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.