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MERANO. Nulla a che vedere con quello che stanno facendo i "cugini" trentini, campioni d'Italia, d'Europa e del Mondo, ma nel suo piccolo anche il volley altoatesino si sta prendendo le sue soddisfazioni. Sì, perché Raphaela Folie è approdata con la sua Asystel Novara alle semifinali scudetto, ma c'è anche un'altra altoatesina che in questa stagione ha avuto l'onore di debuttare nel massimo campionato. Si tratta di Silvia Fiori.
Classe 1994, da Merano, e di professione libero, in questa stagione ha esordito in serie A con la maglia della Riso Scotti Pavia, collezionando 7 presenze. La società lombarda è però retrocessa in A2 e il futuro di Silvia è incerto. Potrebbe rimanere, come fare le valigie. Nelle prossime settimane ne sapremo di più. Intanto, riviviamo questa stagione, iniziata in estate, con il trasferimento dal Neugries al Pavia, per giocare in B2 e Under 18. Ma le belle prestazioni hanno fatto sì che esordisse anche nel massimo campionato, con la prima squadra. «E' andata bene, alla fine», esordisce Silvia.
Come mai "alla fine". All'inizio qualcosa è andato storto?
«Storto no, ma diciamo che nei primi mesi non è andata benissimo».
Come mai?
«Perché ho sempre fatto fatica a ingranare e anche a Pavia è andata così. Poi non è stato facile lasciare il Neugries, ma dopo Natale tutto è andato per il verso giusto».
E' arrivata a Pavia per fare la B2 e l'Under 18. Poi è arrivata la chiamata della prima squadra...
«Ed è stata la cosa più bella che mi sia capitata quest'anno. Il mio sogno era giocare in serie A. Ci sono riuscita, ma ora spero di riuscire a trovare maggiore spazio. Ho avuto l'occasione di affrontare squadre fortissime come Villa Cortese e la Foppapedretti Bergamo».
L'esordio è stato contro Piacenza. Che ricordi ha?
«E' stata un'emozione unica. Sono entrata per rinforzare la difesa e ricordo che mi tremavano le gambe, ma ho rotto subito il ghiaccio ed è andata bene. In tutto ho fatto 6 o 7 presenze, sinceramente non ricordo con precisione».
Il futuro sarà ancora a Pavia?
«Non lo so ancora. Ora mi concentro sull'ultimo appuntamento, la Girl League, poi deciderò assieme ad Elmar (Agosti, suo allenatore al Neugries, ndr) cosa fare».
Che ruolo ha Elmar nella sua carriera?
«Per me è un punto di riferimento, mi ha sempre seguita e di lui posso fidarmi. E' stato lui a costruirmi questo percorso e spero che continui a farlo».
Ha lasciato casa: cosa le manca di più?
«La famiglia fortunatamente viene spesso a trovarmi. La cosa che mi manca i più è il Neugries, le mie ex compagne, Elmar e tutto lo staff: per me era, anzi è una seconda famiglia».
Quando è nato l'amore per il volley?
«Abbastanza tardi: avevo non più di 10 o 11 anni. Prima avevo fatto di tutto: dal tennis al calcio, dal nuoto al basket. Poi mia madre ed Elmar, che conoscevo per via del tennis, mi hanno consigliato la pallavolo. Da lì ha iniziato a esistere solo il volley».
Ha sempre giocato come libero?
«In Under 13 giocavo come martello, visto che il libero non era previsto. Però mi stavo già allenando come libero».
Il suo punto di forza?
«Il carisma in campo».
Dove bisogna ancora crescere?
«Dal punto di vista tecnico sicuramente nella ricezione».
Classe 1994, da Merano, e di professione libero, in questa stagione ha esordito in serie A con la maglia della Riso Scotti Pavia, collezionando 7 presenze. La società lombarda è però retrocessa in A2 e il futuro di Silvia è incerto. Potrebbe rimanere, come fare le valigie. Nelle prossime settimane ne sapremo di più. Intanto, riviviamo questa stagione, iniziata in estate, con il trasferimento dal Neugries al Pavia, per giocare in B2 e Under 18. Ma le belle prestazioni hanno fatto sì che esordisse anche nel massimo campionato, con la prima squadra. «E' andata bene, alla fine», esordisce Silvia.
Come mai "alla fine". All'inizio qualcosa è andato storto?
«Storto no, ma diciamo che nei primi mesi non è andata benissimo».
Come mai?
«Perché ho sempre fatto fatica a ingranare e anche a Pavia è andata così. Poi non è stato facile lasciare il Neugries, ma dopo Natale tutto è andato per il verso giusto».
E' arrivata a Pavia per fare la B2 e l'Under 18. Poi è arrivata la chiamata della prima squadra...
«Ed è stata la cosa più bella che mi sia capitata quest'anno. Il mio sogno era giocare in serie A. Ci sono riuscita, ma ora spero di riuscire a trovare maggiore spazio. Ho avuto l'occasione di affrontare squadre fortissime come Villa Cortese e la Foppapedretti Bergamo».
L'esordio è stato contro Piacenza. Che ricordi ha?
«E' stata un'emozione unica. Sono entrata per rinforzare la difesa e ricordo che mi tremavano le gambe, ma ho rotto subito il ghiaccio ed è andata bene. In tutto ho fatto 6 o 7 presenze, sinceramente non ricordo con precisione».
Il futuro sarà ancora a Pavia?
«Non lo so ancora. Ora mi concentro sull'ultimo appuntamento, la Girl League, poi deciderò assieme ad Elmar (Agosti, suo allenatore al Neugries, ndr) cosa fare».
Che ruolo ha Elmar nella sua carriera?
«Per me è un punto di riferimento, mi ha sempre seguita e di lui posso fidarmi. E' stato lui a costruirmi questo percorso e spero che continui a farlo».
Ha lasciato casa: cosa le manca di più?
«La famiglia fortunatamente viene spesso a trovarmi. La cosa che mi manca i più è il Neugries, le mie ex compagne, Elmar e tutto lo staff: per me era, anzi è una seconda famiglia».
Quando è nato l'amore per il volley?
«Abbastanza tardi: avevo non più di 10 o 11 anni. Prima avevo fatto di tutto: dal tennis al calcio, dal nuoto al basket. Poi mia madre ed Elmar, che conoscevo per via del tennis, mi hanno consigliato la pallavolo. Da lì ha iniziato a esistere solo il volley».
Ha sempre giocato come libero?
«In Under 13 giocavo come martello, visto che il libero non era previsto. Però mi stavo già allenando come libero».
Il suo punto di forza?
«Il carisma in campo».
Dove bisogna ancora crescere?
«Dal punto di vista tecnico sicuramente nella ricezione».


