(ANSA) - NAPOLI, 08 AGO - A Positano anche la cucina riparte dalla "città verticale". Quando si pensa al noto borgo della Costiera Amalfitana, l'immagine corre inevitabilmente alla spiaggia, agli alberghi sul mare e al turismo internazionale.
    Eppure, Positano è prima di tutto una città verticale, costruita sui terrazzamenti che per secoli hanno reso possibile un'agricoltura ricca ma complessa nella sua gestione. Qui gli orti si arrampicano lungo la montagna, gli agrumi convivono con le erbe aromatiche mentre il mare completa una 'dispensa naturale' che ha modellato la cucina locale ben prima dell'arrivo del turismo. Prima ancora della tradizione gastronomica, a Positano c'è una conformazione unica, fatta dell'incontro tra terra e mare, tra piccoli produttori, orti terrazzati e pescato locale.
    È da questa dimensione che nascono progetti che scelgono di raccontare il territorio oltre l'immagine più conosciuta della Costiera. Tra essi l'esperienza avviata da tempo dei fratelli Luigi e Francesca Collina che hanno costruito il proprio percorso gastronomico sul rapporto tra questi elementi. Le verdure per il loro ristorante 'Ohimà' arrivano anche dall'orto di famiglia nella frazione di Montepertuso e da aziende agricole locali, mentre il pescato incontra agrumi, erbe aromatiche e prodotti della tradizione campana in una cucina essenziale.
    "Siamo cresciuti qui e conosciamo bene la ricchezza di questo territorio. Positano non è soltanto il mare: è fatta di terra, di piccoli orti sulle montagne, di persone che ancora coltivano e producono con cura. Ohimà nasce dal desiderio di raccontare questa parte meno visibile e profondamente autentica, del nostro paese" spiega Luigi Collina.
    La 'verticalità' del territorio ritorna così anche nei piatti. Il Riso al limone con Provolone del Monaco, ricciola e zucchine mette in relazione la parte vegetale e il mare in un equilibrio che richiama il paesaggio della Costiera. Lo Spaghettone con ragù di polpo e peperone crusco rilegge la cucina domestica attraverso tecniche contemporanee. La Cernia alla pizzaiola traspone sul pesce uno dei grandi classici della tradizione partenopea. Il progetto nasce nel centro storico del paese, negli spazi che per anni hanno ospitato il negozio di Moda mare della madre Concetta, poi trasformati dai fratelli Collina in un luogo dedicato alla cucina e all'accoglienza. Il nome 'Ohimà' è un'intima dedica a "donna Concetta" (riprendendo un'espressione popolare tipica del Sud, con la quale ci si rivolge alla mamma). La scelta racconta il legame della famiglia con Positano: infatti, Luigi e Francesca sono già protagonisti con Collina Bakery, nata dallo storico Mulino Verde. (ANSA).