(ANSA) - NAPOLI, 19 GIU - "La coltivazione del limone, concentrata in particolare nelle province di Salerno e Napoli e radicata nei sistemi terrazzati della Costiera Amalfitana e della Penisola Sorrentina, rappresenta un presidio agricolo essenziale per la cura del territorio, la qualità delle produzioni certificate, la reputazione della Campania e la vitalità delle comunità locali".
    E' l'incipit della "Carta dei paesaggi agrumicoli" sottoscritta ieri sera ad Amalfi da Confagricoltura Campania, Comune di Amalfi, Comune di Procida e Anci Campania e, a breve, dalla Regione Campania.
    Con la Carta i sottoscrittori riconoscono nella limonicoltura campana un patrimonio produttivo, paesaggistico, ambientale, culturale e turistico di interesse regionale e si impegnano affinché la limonicoltura campana debba essere riconosciuta come sistema territoriale integrato, nel quale agricoltura, paesaggio, ambiente, turismo e identità culturale sono profondamente connessi; ogni limoneto coltivato contribuisca alla manutenzione dei versanti, alla tutela del paesaggio, alla biodiversità e al contrasto dell'abbandono delle aree più fragili; le produzioni certificate, il biologico e le indicazioni geografiche siano strumenti fondamentali di qualità, tracciabilità, reputazione e competitività; l'innovazione tecnologica, organizzativa e logistica non sostituisca la tradizione, ma la renda più sicura, sostenibile e praticabile per le imprese agricole; il limone campano possa diventare una leva di sviluppo per nuove economie connesse a turismo esperienziale, ristorazione, artigianato, cultura e promozione territoriale.
    Con la "Carta dei paesaggi agrumicoli", inoltre, i promotori ritengono necessario contrastare l'aumento dei costi, la difficoltà di reperire manodopera, la frammentazione fondiaria e la complessità logistica che mettono a rischio la continuità produttiva; evitare che l'abbandono dei limoneti determini perdita di paesaggio, saperi agricoli, manutenzione territoriale, attrattività turistica e identità locale; rendere sostenibile la coltivazione nei terrazzamenti e nelle aree più impervie, riducendo la fatica operativa, migliorando la sicurezza e sostenendo la redditività delle imprese; costruire una strategia regionale stabile, capace di superare interventi frammentati e di accompagnare il comparto con misure dedicate.
    (ANSA).