(di Alessandra Moneti) (ANSA) - ROMA, 21 FEB - "Spaghetti e mezze maniche sono i formati che vendiamo di più, ma è negli Stati Uniti e a Roma che vendiamo tutti i nostri bucatini. E anche se oltreoceano una porzione abbondante di pasta è di 150 grammi a testa, i dazi Usa finora non hanno inciso molto nelle forniture ai ristoranti nordamericani di medio-alto livello. Sono piuttosto i nostri distributori negli States che lamentano troppe incertezze di mercato". A fare il punto con l'ANSA sui dazi è Massimo Mancini, titolare del pastificio agricolo a filiera corta a Monte San Pietrangeli (Fermo), nel cuore delle Marche.
    Per il pastificio artigianale che utilizza solo grano coltivato nei propri campi, circa 6mila tonnellate cerealicole l'anno, gli Stati Uniti sono il primo mercato estero, secondo per vendite solo all'Italia. "Nel 2025 - spiega l'imprenditore marchigiano - non abbiamo avuto conseguenze importanti della politica tariffaria di Trump, ma la situazione di mercato sta determinando incertezze da parte dei nostri importatori.
    Parlando coi nostri distributori nei canali ho.re.ca statunitensi tutti sottolineano che la situazione è incerta. Il dazio lo paga l'importatore di specialità made in Italy, ma per le nostre imprese stanno cambiando le potenzialità del mercato Usa".
    Il 2025 per il pastificio Mancini si è chiuso con un fatturato di 10 milioni di euro, e le vendite realizzate nell'area Usa-Canada hanno superato 1,5 milioni di euro. Il pastificio artigianale è nato nel 2010 come evoluzione dell'azienda agricola di famiglia: "Sono laureato in Agraria con una tesi elaborata con Barilla sulla pasta italiana. E la tesi mi ha cambiato la vita, convincendomi a dare nuova prospettiva all'azienda cerealicola di famiglia che prima conferiva le sementi prodotte. L'impianto di produzione della pasta artigianale è stato inaugurato nel 2011 e tuttora per la nostra pasta artigianale - una produzione annua di circa 3mila tonnellate - non compriamo grano altrui, tanto meno dall'estero.
    Diversamente, dovremmo cambiare filosofia di produzione che è sempre stata legata alla valorizzazione dei nostri grani, del territorio, dell'italianità. Le vendite anche in questi primi due mesi del 2026 sono in crescita, e quello che chiediamo - ha concluso - è di poter continuare a vendere sempre più bucatini nel Lazio e negli Usa". (ANSA).