PHOTO
- Dario Capogrosso, allevatore e tecnico piemontese di Cia Alessandria-Asti, partirà il 10 settembre da Sarezzano (Al) per una missione di circa 25 giorni in Australia con l'obiettivo di trasferire ai pastori locali l'esperienza italiana nell'uso dei cani da guardiania. Nel continente australe gli allevamenti sono costantemente sotto l'attacco del dingo, un predatore selvatico che preda pecore e piccola fauna. Le misure contenitive attuali si sono rivelate insufficienti: persino la celebre "Dingo Fence", la gigantesca recinzione lunga oltre 5.600 chilometri ideata per tutelare i pascoli fertili del sud-est, non basta più a fermare gli attacchi, costringendo le autorità a liberalizzare gli abbattimenti.
Il progetto di cooperazione nasce da un lungo lavoro di rete reso possibile grazie ai contatti stabiliti dall'allevatrice marchigiana Silvia Bonomi, che ha creato un canale diretto con le istituzioni locali. Capogrosso viaggia infatti su invito ufficiale di diversi funzionari del Ministero dell'Agricoltura australiano e di Paul Gibb, responsabile della Biosicurezza governativa. Durante il tour lo specialista piemontese sarà impegnato in un fitto calendario di conferenze e visite dirette nelle aziende agricole. In qualità di titolare de 'Il Pastore Transumante', realtà di riferimento in Europa per la selezione del Pastore Maremmano Abruzzese e del Bioparco Cinofilo del Piemonte Orientale, Capogrosso mostrerà come i cani da lavoro possano proteggere il bestiame integrandosi con la fauna selvatica.
L'approccio del tecnico italiano si basa su 20 di studi sul comportamento animale, addestramento e inserimento sul campo di esemplari già impiegati in contesti geografici molto diversi, dalle Alpi al Nord America. Pur consapevole delle enormi differenze del territorio australe, Capogrosso precisa "non andremo in Australia con la presunzione di possedere una ricetta universale ma porteremo uno strumento flessibile da adattare alle specifiche esigenze dei pastori australiani". (ANSA).


