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(ANSA) - ANCONA, 20 MAR - Comparto agricolo "resiliente" nelle Marche: arretra meno che in italia. Nelle Marche, tra il 2010 e il 2020, le aziende agricole sono diminuite di oltre un quarto (-25,5%), un calo inferiore rispetto al dato nazionale, e anche la Superficie agricola utilizzata (Sau) è risultata in decrescita (- 3,5%). L'80,8% della Sau è coltivata a seminativi, con i cereali per la produzione di granella come coltura prevalente; l'11,8% sono prati e pascoli e il 7,3% a legnose agrarie . Gli alveari, gli avicoli e gli ovini sono le tipologie di allevamenti che nelle Marche contribuiscono di più ai totali nazionali (4,9%, 2,9% e 2,1%) mentre le aziende agricole con centro aziendale nelle Marche sono oltre 33mila (3% del totale Italia). In occasione della IX Assemblea Elettiva, Cia (Confederazione italiana agricoltori) Marche ha presentato un quadro sull'agricoltura regionale sulla base del rapporto Istat "L'agricoltura nelle regioni italiane" aggiornato con il 7/o censimento agricolo.
Nel corso dell'Assemblea elettiva, che si è svolta nella sede della Federazione Marchigiana Bcc ad Ancona, Alessandro Taddei è stato rieletto presidente Cia Marche. Tra i presenti gli europarlamentari Carlo Ciccioli e, in videocollegamento, Matteo Ricci; l'assessore regionale all'Agricoltura, Enrico Rossi, l'assessore regionale al Lavoro Tiziano Consoli, il vicesindaco di Ancona Giovanni Zinni, il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini.
Dai dati presentati, scrive Cia Marche, si evince che "l'evoluzione del settore primario delle Marche è stata particolarmente rilevante". Le aziende agricole hanno affrontato le difficoltà dimostrando la resilienza tipica degli operatori marchigiani". Le Marche hanno un'estensione di Sat (Superficie Agricola Totale) di quasi 590 mila ettari e di Sau (Superficie Agricola Utilizzata) di circa 455 mila ettari; la regione è al terzo posto dopo Puglia e Alto Adige per incidenza della Sat sul territorio regionale (62,7%), mentre la Sau ne copre il 48,4%.
"Negli ultimi anni agli agricoltori è stato chiesto di garantire sostenibilità, qualità e sicurezza alimentare, - ha detto Taddei - ma oggi si trovano schiacciati da regole contraddittorie, risorse in calo e costi in aumento. Accordi come il Mercosur rischiano di favorire importazioni a basso costo prodotte con standard non equivalenti ai nostri, penalizzando imprese italiane e marchigiane. La riforma della Pac, con il rischio di un fondo unico, mette in discussione certezze fondamentali e apre a una competizione tra settori che indebolisce l'agricoltura"; "si celebra il made in Italy, ma spesso si utilizzano materie prime estere, svuotando di significato il lavoro degli agricoltori italiani. Nelle aree interne e montane si continua a produrre con costi più alti e rese inferiori, senza adeguati strumenti compensativi mentre si parla di rilancio senza misure concrete".
"La nuova normativa sulla montagna - detto ancora Taddei - rischia di escludere territori che vivono le stesse difficoltà di sempre, creando disuguaglianze e perdita di opportunità. Il ricambio generazionale resta bloccato da accesso al credito difficile, investimenti insostenibili e politiche incoerenti che scoraggiano i giovani. Anche la zootecnia è in forte difficoltà, tra costi, mancanza di infrastrutture e gestione insufficiente della fauna selvatica. I prezzi riconosciuti agli agricoltori non coprono spesso i costi di produzione, mentre lungo la filiera si generano margini che non tornano alle imprese agricole".
Tra gli strumenti utili, secondo il presidente Cia Marche, il "Comitato unico nazionale e la piena attuazione di sistemi di tracciabilità per restituire equilibrio al mercato. È necessario introdurre l'obbligo di indicare in etichetta la reale percentuale di materia prima italiana nei prodotti trasformati.
Occorre garantire reciprocità negli scambi internazionali, evitando concorrenza sleale da Paesi con standard ambientali e sanitari inferiori. La burocrazia continua a rappresentare un ostacolo quotidiano: serve una semplificazione reale e un sistema unico dei controlli". Cia marche chiede inoltre di "facilitare l'accesso al credito, anche attraverso strumenti come il credito d'imposta e il supporto dei Confidi". Inoltre, ha concluso Alessandro Taddei, "servono politiche coerenti, stabili e concrete che riconoscano davvero il valore strategico del settore agricolo".
La Cia lanci anche un allarme sull'aumento dei costi e in particolare relativi ai carburanti, con le tensioni geopolitiche: "le nostre imprese producono sottocosto, il rischio di compromettere la produzione e causare la chiusura di molte imprese è concreta. Per questo chiediamo con urgenza l'introduzione di un credito d'imposta per l'acquisto di gasolio agricolo nei prossimi mesi" (ANSA).


