Un adeguato riconoscimento delle Pratiche Locali Tradizionali (Plt) di pascolamento, soprattutto nelle zone interne della Sardegna, continua ad alimentare la preoccupazione degli allevatori che ancora resistono nell’esercitare la professione nelle aree più rurali dell’Isola.

A sollevare il problema, così come già fatto nei mesi scorsi, è Confagricoltura Nuoro-Ogliastra che mette in evidenza come dal 2023, con l'introduzione della nuova Carta dei Suoli e dei sistemi di classificazione territoriale, supportati da tecnologie digitali, sistemi di telerilevamento e strumenti di analisi territoriale, si è assistito a una profonda revisione della lettura delle campagne regionali. La nuova interpretazione cartografica ha determinato, infatti, una consistente riclassificazione delle superfici agricole, soprattutto nella provincia storica di Nuoro: cuore della tradizione zootecnica sarda e tra le realtà pastorali più importanti del Mediterraneo.

“Qui l'allevamento ovicaprino e bovino non si sviluppa su grandi pianure irrigue o su prati artificiali, ma su un mosaico complesso di pascoli naturali, superfici cespugliate e arboree che costituiscono il sistema alimentare fondamentale degli allevamenti”, ha detto il presidente di Confagricoltura Nuoro-Ogliastra, Michele Ena, che ha precisato: “Si tratta di territori difficili, con coperture vegetali ed essenze tipiche della macchia mediterranea, spesso caratterizzati da forti pendenze, rocce affioranti, scarsa disponibilità idrica e ridotta accessibilità. Eppure, proprio questi ambienti hanno consentito per secoli la sopravvivenza delle comunità locali, dando origine a produzioni zootecniche di elevata qualità. Negli ultimi anni, tuttavia, molti terreni precedentemente identificati come prati permanenti sono stati trasformati in aree a Pratiche Locali Tradizionali, incrementando in maniera significativa l’area regionale interessata da questa classificazione, con possibili effetti sull’ammissibilità delle superfici sui pagamenti erogati da Bruxelles. Il riconoscimento delle PLT rappresenta certamente un tentativo di adattare la Politica Agricola Comunitaria (PAC) alle peculiarità dei sistemi pastorali mediterranei, ma la sua applicazione sta evidenziando notevoli criticità”.

Le norme. “La normativa – ha precisato il direttore di Confagricoltura Nuoro-Ogliastra, Giuseppe Demelas – prevede che le PLT debbano rispettare contemporaneamente tre requisiti: pascolabilità, effettivo pascolamento e accessibilità. Tali verifiche sono affidate ad Argea Sardegna, nell’ambito delle funzioni di Organismo pagatore regionale, che deve operare in territori estremamente vasti, impervi e geomorfologicamente complessi. E in molti casi i sistemi informatici, le immagini satellitari e le procedure automatizzate non riescono a rappresentare correttamente queste realtà. Ciò determina frequenti anomalie amministrative, contestazioni sulle superfici e ritardi nei pagamenti comunitari. Il rischio concreto è che aree utilizzate per il pascolo da generazioni possano non essere riconosciute integralmente per gli aiuti UE. Una situazione che genera continue incertezze e forte preoccupazione tra gli allevatori, già penalizzati da aumento dei costi di produzione, siccità, eventi climatici estremi, incremento dei prezzi energetici e difficoltà strutturali tipiche dell’entroterra. Il problema, tuttavia, non è solo amministrativo, ma investe il modello di sviluppo di tali territori. Le PLT non possono essere valutate esclusivamente sulla base della quantità di biomassa erbacea presente o attraverso algoritmi che interpretano immagini satellitari. Queste aree esprimono invece una multifunzionalità che va ben oltre la semplice produzione foraggera. In numerose aziende rappresentano l'unica o la principale fonte alimentare per gli animali allo stato brado o semibrado che, sfruttando le essenze erbacee, arbustive ed arboree, riducono l’uso dei mangimi acquistati all’estero. I benefici generati dalle PLT svolgono, inoltre, un ruolo fondamentale nella tutela ambientale e nella conservazione di biodiversità e paesaggi. La presenza degli allevatori e il pascolamento consentono di conservare il territorio in salute, limitando l'accumulo incontrollato di biomassa vegetale, favorendo la riduzione del rischio incendi, dei fenomeni erosivi e del dissesto idrogeologico. Gli animali contribuiscono alla pulizia, svolgendo una prevenzione che nessun intervento meccanico potrebbe garantire con eguale continuità e capillarità. In piena crisi climatica, il ruolo degli allevatori come custodi e garanti dell'equilibrio agro-silvo-pastorale assume un'importanza strategica”.