(ANSA) - ROMA, 22 GIU - La prolungata riduzione della portata del Po potrebbe avere effetti sugli equilibri ecologici tra il fiume e il mare, con possibili ripercussioni anche sulle attività di pesca dell'Alto Adriatico. È quanto evidenzia all'ANSA Confcooperative Agroalimentare e Pesca, spiegando che la minore spinta dell'acqua dolce rischia di ridurre l'apporto di nutrienti verso il mare, influenzando i processi biologici alla base della catena alimentare alla base di numerose specie ittiche. Allo stesso tempo, l'avanzata del cuneo salino nelle aree, potrebbe modificare le condizioni ambientali di lagune e valli da pesca, con effetti sulla distribuzione di specie come orate e branzini. Del resto, Confcooperative stima in 200 milioni di euro all'anno i danni diretti che i cambiamenti ambientali e climatici causano alla pesca professionale italiana A incidere sugli ecosistemi acquatici potrebbe essere anche il caldo anomalo registrato nelle ultime settimane. L'aumento della temperatura dell'acqua di fatto riduce la concentrazione di ossigeno, causa di stress per diverse specie ittiche influenzandone crescita, alimentazione e riproduzione. Alcuni pesci potrebbero spostarsi verso acque più profonde o più fresche, modificando la loro distribuzione abituale e rendendo più difficili le attività di pesca. Una situazione che può inoltre favorire la proliferazione di alghe, con conseguenze sulla qualità delle acque e sugli habitat di molluschi e pesci.
    In alcune aree costiere e lagunari, tali condizioni potrebbero aumentare il rischio di morie ittiche o compromettere la produttività degli allevamenti. E il clima che cambia è sul banco degli imputati anche per l'assenza di vongole di mare nella laguna di Venezia, con i pescatori a zero catture ormai da moltissimo tempo. (ANSA).