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(ANSA) - ROMA, 22 APR - Il caldo estremo è moltiplicatore dirischio numero uno per la stabilità globale, temperature superiori ai 30°C prolungate minacciano persone e colture e la sopravvivenza di bestiame e risorse ittiche. Episodi brevi e intensi, infatti, riducono le rese, mentre il caldo prolungato interrompe la fotosintesi. Eventi sempre più frequenti che minano la salute di oltre 1 miliardo di persone, causando la perdita di 500 miliardi di ore di lavoro all'anno; in alcune aree il numero di giorni in cui è troppo caldo potrebbe salire a 250. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto Fao-Omm (Organizzazione meteorologica mondiale), rilevando un aumento negli ultimi 50 anni di frequenza, intensità e durata di questi eventi e il loro impatto su paesaggi e sistemi agroalimentari. Non è più solo una questione di estati troppo lunghe, ma di caldo estremo, ossia quando le temperature diurne e notturne superano i range abituali per un periodo prolungato. "Si tratta del principale moltiplicatore di rischio per la stabilità mondiale", ha dichiarato il direttore generale della Fao, QU Dongyu, causa delle cosiddette siccità lampo, fenomeni rapidi e feroci che prosciugano il suolo in pochi giorni, innescando incendi boschivi e favorendo la proliferazione di parassiti.
Emblematico il caso della primavera 2025 in Kirghizistan, dove le temperature di 10,8^ superiori alla norma, hanno causato uno shock termico al grano, un'infestazione di locuste e calo dei raccolti di cereali del 25%. Eventi spesso seguiti anche da inondazioni flash, aggravando ulteriormente i danni. La ricetta per non soccombere esiste e non è solo tecnologica. Se da un lato servono sementi più resistenti, sistemi di allerta precoce e nuove tecniche di irrigazione, dall'altro la sfida è politica e sociale. Serve un accesso equo a assicurazioni, credito e istruzione per i piccoli produttori dei paesi in via di sviluppo. Il messaggio è un aut-aut: o si sceglie la strada della solidarietà internazionale e della riduzione drastica delle emissioni o il sistema finirà per collassare. (ANSA).


