(ANSA) - ROMA, 04 GIU - La Fao prevede un aumento del 30% nell'uso globale di antimicrobici negli allevamenti entro il 2040 rispetto al 2019. Una crescita guidata dalla forte domanda di alimenti di origine animale e dall'intensificazione della produzione che rischiano di accelerare la resistenza a antimicrobica (Amr). Si tratta di 143.481 tonnellate di antibiotici l'anno, contro le 110.777 del 2019, un terzo in più che rappresenta una minaccia a lungo termine per la sicurezza alimentare, la produzione zootecnica, il benessere economico e la salute umana. I dati arrivano da uno studio dell'Agenzia dell'Onu che chiede un riallineamento degli incentivi nel settore zootecnico globale, prima che i costi dell'inazione diventino difficili da invertire. La produzione zootecnica globale, infatti, dovrebbe aumentare di circa il 23% entro il 2040, trainata da pollame e latte; Asia e Pacifico rimarranno le maggiori utilizzatrici mondiali di antimicrobici per il bestiame, rappresentando quasi il 65% del consumo totale, seguite dal Sud America con circa il 19%. Sebbene la quota dell'Africa sia inferiore, il suo tasso di crescita è tra i più elevati.
    I dati dell'Agenzia evidenziano che, sebbene i promotori della crescita (Agp) garantiscano un aumento di produttività immediato, le perdite a lungo termine dovute all'Amr saranno immensamente superiori, potendo raggiungere i 318 miliardi di dollari entro il 2040, contro i soli 53 miliardi stimati nello scenario di eliminazione graduale dei farmaci. Da qui la necessità di politiche integrate che uniscano normative e incentivi economici, investendo in servizi veterinari, sorveglianza e diagnostica; servono alternative concrete come vaccini, biosicurezza e migliori pratiche di allevamento, allineando i mercati all'uso responsabile. Secondo il rapporto, sono necessari almeno 28,4 miliardi di dollari di investimenti per coprire i costi di questa transizione. (ANSA).