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(ANSA) - ROMA, 23 GEN - Incrementare la competitività del settore nazionale della frutta a guscio attraverso la valorizzazione di varietà, anche maggiormente legate al territorio, che favoriscano la qualità delle produzioni fresche e trasformate. Questi gli obiettivi del progetto VALO.RE. I.N.
CA.M.P.O. ("Azioni di VALOrizzazione e REcupero per le filiere Italiane di Nocciolo, CAstagno, Mandorlo, Pistacchio e carrubO"), finanziato dal Masaf e coordinato dal Crea, in collaborazione con le Università di Torino, Firenze, Bari, Palermo e Catania. Ieri a Roma sono stati presentati i risultati finali.
Il progetto ha coinvolto 13 unità operative, si è articolato in 5 linee di ricerca principali, incentrate sulla valorizzazione e il recupero delle filiere castanicola, mandorlicola, pistacchicola, carrubicola e sull'analisi statistico-economica della filiera. Il Crea, attraverso i suoi centri di ricerca, ha garantito un'ampia partecipazione del mondo operante nel settore della frutta a guscio (imprenditori agricoli, trasformatori, vivaisti) al fine di disseminare le conoscenze acquisite dal partenariato in tema di miglioramento genetico e vivaismo, tecnica colturale, patologia vegetale, sostenibilità e innovazione di processo e di prodotto.
Tra i risultati evidenziati, quelli derivanti da strategie di irrigazione e metodi di monitoraggio per migliorare l'efficienza nell'uso dell'acqua per i mandorleti, che si trovano ad affrontare le sfide del cambiamento climatico. Lo studio dimostra che è possibile risparmiare fino a più del 20% di acqua senza compromettere resa e qualità della produzione. Ottime prospettive anche dalla valorizzazione delle produzioni castanicole meno pregiate attraverso prodotti ancora poco utilizzati come la birra alle castagne e l'idromele da miele di castagno: il progetto ha mappato a fine 2025 più di 100 referenze di birre artigianali a base di castagne (frutto, farina e/o miele) prodotte da circa 70 birrifici in tutta Italia. Buone prospettive in tema di economia circolare arrivano, infine, dai residui della lavorazione dei semi di carrubo, considerati fino ad oggi scarti industriali, che possono diventare una risorsa preziosa per la produzione di energia e ammendanti agricoli. (ANSA).


