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(ANSA) - VENEZIA, 25 SET - Monitorare in modo più efficace la diffusione del granchio blu, proteggere le attività di pesca e molluschicoltura, condividere strategie tra Italia e Slovenia e trasformare, dove possibile, una specie invasiva in una risorsa anche alimentare. Sono questi i principali risultati e le prospettive emerse dal progetto europeo Bluecrab "Controllo, mitigazione e interventi per la gestione del granchio blu: un approccio transfrontaliero", che vede Confcooperative Veneto come Lead Partner.
Avviato nell'aprile 2024 nell'ambito del Programma Interreg Italia-Slovenia, coinvolge in qualità di partner la Federazione Provinciale Coldiretti Venezia, Università di Trieste, National Institute of Biology della Slovenia, Revivo-Centro di ricerca sloveno e Comune di Capodistria. Tra i partner associati Regione del Veneto, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Veneto Agricoltura, Arpav e Comune di Ancarano.
Dopo oltre due anni di attività, ricerca e confronto tra mondo scientifico e produttivo, Bluecrab ha permesso di approfondire la distribuzione del granchio blu nell'Alto Adriatico, la sua capacità di adattamento e il suo impatto sull'ecosistema e sulle attività economiche.
Per Paolo Tiozzo, presidente di Confcooperative Veneto, "il granchio blu non è soltanto un'emergenza ambientale ma una questione che riguarda direttamente la tenuta economica delle nostre imprese e il futuro della pesca e della molluschicoltura.
Bluecrab ci ha consentito di mettere attorno allo stesso tavolo ricerca, istituzioni e mondo produttivo, costruendo strumenti e conoscenze condivise. È questa la strada da seguire: affrontare il problema insieme, superando i confini amministrativi e partendo dalle esigenze concrete di chi vive e lavora ogni giorno sul mare".
Un altro filone del progetto ha riguardato la possibilità di valorizzare il granchio blu dal punto di vista alimentare. In questo ambito è intervenuto Stefano Cicigoi di Enaip Veneto, mostrando come il granchio blu possa essere utilizzato in cucina attraverso diverse preparazioni: "Portare il granchio blu in cucina - ha detto - significa sperimentare nuovi utilizzi, formare i professionisti della ristorazione e contribuire a creare una cultura del consumo. Non è la soluzione al problema, ma può diventare uno degli strumenti attraverso cui trasformare una presenza invasiva anche in una risorsa alimentare ed economica". (ANSA).


