- Uno dei salumi più pregiati della norcineria italiana, il Culatello di Zibello Dop, non teme l'arrivo dei robot per l'automazione e neanche l'Ia perché può essere prodotto con una lavorazione artigianale che ancora oggi, dopo secoli di tradizione in Emilia, avviene ancora oggi a mano, e in un territorio, quello parmense, che vede l'alternanza tra lunghi periodi umidi e nebbiosi d'inverno con estati torride e afose. Un fattore determinante per l'ottimale stagionatura del prodotto. A sottolinearlo è Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio di tutela che riunisce tutti i 20 produttori della Dop, per una produzione tutelata che certifica la Dop che nel 2025 ha raggiunto gli 82.570 esemplari (in crescita del 12% rispetto ai 73.550 del 2024) e un fatturato al consumo che ammonta a 24 milioni di euro.


    Il re dei salumi italiani è anche nelle tavole reali: re Carlo III consuma una fetta di Culatello ogni sera, fa sapere Massimo Spigaroli che nella sua cantina naturale all'Antica Corte Pallavicina stagiona, per conto di Sua maestà, per almeno 18 e fino a 36-48 mesi il pregiato salume. Un buster energizzante contro ogni stress di corte visto che vanta un contenuto di grassi (19,8 grammi di lipidi ogni 100 grammi di Culatello di Zibello Dop) inferiore alla maggior parte di salumi e insaccati. "E questa eccellenza del made in Italy ha fatto superare ogni vincolo di protocollo, a giudicare dall'abbraccio caloroso condiviso in occasione della visita a Ravenna di Re Carlo III" racconta ancora Spigaroli.


    La lavorazione, spiega il vicepresidente del Consorzio del Culatello di Zibello Dop, Marco Pizzigoni, produttore e titolare del ristorante Al Vèdel, conserva la parte più nobile e pregiata dela coscia del suino adulto col sale marino e del vino bianco con spezie, massaggiando a mano per cinque-sei giorni la carne fresca, priva di cotenna, per consentire di far assorbire il sale che è un conservante naturale. Ci vuole poi abilità manuale sia per insaccarlo con la vescica di maiale o lo stomaco sia per la legatura che viene fatto dai norcini coi vecchi aghi dei materassai. Persino i controlli degli enti terzi durante la stagionatura sono manuali, col tradizionale martelletto.


    "Difficilmente - conclude - un robot potrà avere la sensibilità per capire i tempi ideali della stagionatura o selezionare i pezzi non idonei, circa il 2-3% della produzione. Per un produttore il bello del Culatello è che non ha bisogno di macchine, è fatto solo in modo naturale e manuale. Può essere fatto solo in questo modo, ed è questo anche il suo valore commerciale". (ANSA).