(ANSA) - VAIANO (PRATO), 26 SET - Nuovo presidio Slow Food in Toscana dedicato al pomodoro 'Borsa di montone' della Val di Bisenzio, in provincia di Prato, coltivazione ritrovata e protagonista di una degustazione al Salone del Gusto di Torino all'interno dello stand di Slow Food Toscana e Vetrina Toscana.
    E' una varietà antica della valle pratese, che si affianca alla Mortadella di Prato Igp e al Fico Secco di Carmignano, presìdi riconosciuti anche come Prodotti Agroalimentari Tradizionali dalla Regione Toscana.
    La Borsa di Montone si fa conoscere nell'immediato dopoguerra, quando i primi semi arrivarono dalla Francia grazie alla famiglia Bartolini di Luciana, una frazione di Vernio. Da lì la coltivazione si diffuse negli orti familiari di tutta la Val di Bisenzio, sostenuta negli anni Ottanta dall'Agraria di Vernio, che ne curava anche la vendita delle piantine e la commercializzazione dei frutti freschi. Il nome, tramandato nella memoria locale, richiama la forma irregolare e sacchiforme del pomodoro; nel Valdarno e nell'Aretino la stessa varietà è conosciuta come Rugginoso.
    Poi il Borsa di Montone ha subito una fase di declino tipica delle colture tradizionali, soppiantato dagli ibridi commerciali più produttivi e resistenti al trasporto. A salvarlo è stata la tenacia di anziani coltivatori che per oltre 70 anni hanno conservato il seme. Su questa base, in tempi recenti, è stato possibile il lavoro di recupero che ha portato al riconoscimento come presidio: il Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Pisa ha definito le sue caratteristiche morfologiche, confermandone l'autonomia rispetto ad altre varietà simili. Il frutto ha buccia sottile, polpa carnosa e poco acquosa, forma irregolare che ricorda il Canestrino - di cui si ipotizza sia progenitore - e marezzature biancastre che lo rendono immediatamente riconoscibile. Il sapore, intenso e sapido con una leggera nota acidula, si esprime al meglio a crudo, ma il pomodoro si presta bene anche a passate, sughi, composte e all'essiccazione a bassa temperatura. È proprio la scarsa conservabilità, unita al ciclo tardivo (da fine luglio a ottobre, per una coltivazione che si concentra in quota), ad averne limitato in passato la diffusione commerciale su larga scala.
    La coltivazione è oggi portata avanti da alcuni giovani agricoltori che recuperando le conoscenze degli anziani stanno rilanciando la valorizzazione del prodotto e della valle del Bisenzio nel suo complesso, (ANSA).