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(ANSA) - SAN PAOLO, 18 FEB - "Il 5 febbraio, a Washington, l'Argentina ha sottoscritto un accordo commerciale con gli Stati Uniti che va ben oltre la riduzione di qualche dazio. L'intesa prevede aperture tariffarie su numerosi prodotti, riconoscimento di standard e procedure statunitensi senza nuove verifiche di conformità, impegni sul digitale (niente dazi sulle trasmissioni elettroniche), facilitazioni per carni e pollame americani e cooperazione su beni dual use, infrastrutture di telecomunicazione e minerali critici. Dentro quel testo, quasi in una nota a margine ma politicamente esplosiva, c'è anche l'impegno a non limitare l'uso di denominazioni considerate generiche negli Usa, come l'Asiago". Lo sottolinea il presidente di Italcam San Paolo, Graziano Messana, in una nota.
"Non è un passaggio marginale, è un gesto regolatorio - sottolinea Messana -. In concreto significa che un produttore argentino potrebbe mettersi a fare un formaggio nella pampa e chiamarlo 'asiago', senza aver mai visto l'altopiano veneto. Ma Buenos Aires non agisce nel vuoto: è membro del Mercosur, un'unione doganale che dovrebbe negoziare insieme le aperture verso Paesi terzi. L'Argentina sostiene di muoversi dentro le linee di eccezione consentite. Ma quando le eccezioni diventano la regola, la regola smette di esistere".
"Il silenzio europeo, in questo quadro, pesa più delle parole - commenta il presidente di Italcam -. Dopo un quarto di secolo Bruxelles ha concluso un accordo col Mercosur, ma lo ha lasciato in anticamera, ostaggio di paure interne e lentezze politiche.
Mentre l'Europa rifletteva, Washington firmava. E in geopolitica il tempo è una leva di potere".
"Anche il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva osserva con prudenza - aggiunge Messana -. Ha contenziosi tariffari aperti con gli Stati Uniti e non vuole incendiare il Mercosur. Ma ogni prudenza ha un costo. Se l'Argentina consolida un canale preferenziale con Washington e si allinea ai suoi standard, il gigante sudamericano rischia di trovarsi in un mercato regionale sempre più fluido, dove ciascuno traccia la propria rotta".
"L'accordo Usa-Argentina è borderline non solo rispetto ai regolamenti del blocco, ma rispetto all'idea stessa di integrazione regionale. Il vero problema per l'Europa non è che domani sugli scaffali argentini compaia un "asiago" sudamericano - osserva ancora il leader di Italcam -. Il problema è aver lasciato campo libero. Nella competizione globale gli standard sono trincee invisibili: chi le occupa per primo consolida il terreno".
"Non tutto è perduto - conclude Messana -. L'Unione può ancora accelerare, ratificare, rendere operativo il proprio accordo con il Mercosur e riaffermare il proprio modello regolatorio. Ma deve capire che il tempo perso non è neutrale: è spazio ceduto. E lo spazio, in economia internazionale come in natura, non resta mai vuoto. Se qualcuno arretra di un passo, qualcun altro avanza di due". (ANSA).


