PHOTO
(ANSA) - ROMA, 09 APR - L'Italia è il primo produttore mondiale di vino e rappresenta il 22% del mercato globale. Nel 2025 l'export ha raggiunto 7,8 miliardi di euro, in un contesto in evoluzione: le abitudini di consumo stanno cambiando e la domanda è sempre più orientata alla qualità. E' la fotografia scattata dal Focus On "Settore Vino", un'analisi dell'ufficio studi di Sace, sui trend del vino italiano e sull'export del settore, in occasione di Vinitaly, a Verona.
Con 47,3 milioni di ettolitri nel 2025 il nostro Paese si pone davanti a Francia e Spagna (rispettivamente 35,9 e 29,4 milioni di ettolitri), seguono Stati Uniti, Australia e Argentina. Le vendite estere, sottolinea Sace, rappresentano un pilastro del settore, con una presenza consolidata nei principali mercati globali.
Francia, Italia e Spagna sono i maggiori esportatori di vino in valore. Stati Uniti, Germania e Regno Unito restano, invece, i principali Paesi di destinazione e insieme valgono quasi il 50 per cento dell'export.
L'Italia occupa una posizione di leadership nel settore vitivinicolo grazie alla combinazione di quantità, qualità e varietà produttiva. Il sistema delle denominazioni di origine costituisce un elemento distintivo fondamentale, contribuendo a rafforzare la reputazione internazionale dei prodotti italiani: nel 2026 sono 79 le certificazioni Dogc sparse su tutte le regioni italiane.
A guidare l'export in Italia è il Veneto, seguito da Toscana e Piemonte, mentre nuove aree produttive stanno rafforzando la presenza all'estero.
Un prodotto alimentare italiano su cinque che varca i confini nazionali è vino, che sia bianco, rosso e rosé, spumante o di altra tipologia (come ad esempio quella liquorosa). Il 2025, tuttavia, non è stata una "buona annata" per il comparto: l'export di vini, infatti, si è contratto del 3,7% raggiungendo i 7,8 miliardi di euro. A pesare maggiormente è stato il calo dei vini rossi e rosé fermi (-5,4%) che pesano per circa il 40%, ma nessuna tipologia è stata esente dal segno negativo. Tale dinamica è il risultato anche della scelta dei consumatori: il consumo di vino negli ultimi due anni, infatti, è diminuito in media dello 0,7%. Notizie positive arrivano dai consumi futuri di vino, attesi crescere in media dello 0,7% nei prossimi tre anni.
Secondo l'analisi Sace , infine, il settore vitivinicolo deve affrontare numerose criticità. Tra queste, l'aumento dei costi dell'energia, dei fertilizzanti come di altri prodotti necessari alla filiera (ad esempio il vetro) rappresentano una delle principali sfide per le imprese, a cui si aggiungono le incognite legate alle tariffe dei mercati di destinazione, su tutti quello americano. I cambiamenti climatici incidono, inoltre, in modo crescente sulla produzione, rendendo più difficile la pianificazione e aumentando i rischi. E un ulteriore elemento critico è rappresentato dall'accesso al credito.


