PHOTO
(ANSA) - ROMA, 09 APR - Nel settore della ristorazione, la famiglia si conferma un asset strategico essenziale: il 37,3% degli imprenditori guida un'impresa di famiglia e circa il 70% di loro è coadiuvato quotidianamente da familiari nella gestione dell'attività. È questa la fotografia del Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, presentato oggi a Roma. La novità di quest'anno è una spiccata attenzione al profilo degli imprenditori, sia da un punto di vista socio-anagrafico sia motivazionale. L'età media è di 53 anni, con una media lavorativa di 19 anni. Nel contesto di un diffuso cambiamento del senso del lavoro, i titolari si distinguono per una forte identificazione con la propria attività: le principali ragioni che spingono a fare impresa sono passione e vocazione per la ristorazione (47,4%), continuità familiare (35%) e desiderio di autonomia (21,6%). Per il 76,2% degli imprenditori, l'attività è un pezzo della propria storia personale: il 54,3% non riesce ad immaginarsi con un lavoro diverso. Un ulteriore 65% sente inoltre la responsabilità del ruolo sociale svolto a beneficio del territorio. I titolari si mostrano consapevoli anche dell'elevato impegno che richiede la guida di un pubblico esercizio: 8 su 10 lavorano più di 40 ore settimanali, uno su due supera le 60 ore. Il 58,5% degli imprenditori ha figli occupati, di cui il 48,6% nella propria azienda, eppure il 45,4% preferirebbe che sviluppassero un percorso professionale diverso. Il 24,4% non ha una posizione netta a riguardo, il 16,2% auspica invece una continuità familiare, ma senza alcun condizionamento. Solo per il 10,5% il passaggio generazionale è un desiderio personale significativo.


