(ANSA) - CASTELNUOVO GARFAGNANA (LUCCA), 13 MAG - In via di estinzione gli allevatori della Garfagnana dove il bosco avanza sulla montagna e lupi e cinghiali attaccano greggi di ovini e mandrie di vacche. "Siamo pochi e siamo sempre meno", è il loro grido di dolore, "anno dopo anno i colleghi gettano la spugna, vedono le aziende chiudere e le greggi sparire da montagne ogni giorno più abbandonate", "con loro spariscono decenni di sapienza che non trovano eredi". La grave situazione di cessazione e spopolamento degli allevamenti in altura è messa in evidenza da Gal MontagnAppennino, Unione dei Comuni della Garfagnana e Parco dell'Appennino.
"Insieme a noi si perde anche il patrimonio genetico delle razze che alleviamo - spiega Carlo Filippi, che fa parte dell'associazione vacche garfagnine - Io allevo vacche di razza garfagnina e pecore, razze autoctone: la mia missione è salvarle". Decine di allevatori "ogni giorno devono combattere con il bosco che avanza, assediati da lupi e cinghiali, stretti nella morsa della concorrenza perché allevare in altura costa di più e ogni anno il margine, quando c'è, si assottiglia sempre di più". "Senza allevatori spariscono anche cura e manutenzione del territorio - commenta Michele Branchetti titolare di un gregge - sono trent'anni che faccio questo lavoro ma ora diventa sempre più difficile".
In una giornata di lavori alla Fortezza di Mont'Alfonso GalMontagnAppennino, Unione dei Comuni della Garfagnana, Parco dell'Appennino e Università di Pisa hanno illustrato i risultati di un dottorato di ricerca per indagare cause e probabili soluzioni sul tema.
"Sono quattro i principali fattori di pericolo emersi - spiega Niccolò Chiasso, dottorando all'ateneo di Pisa - la presenza sempre più importante di ungulati e selvatici come i lupi; il mancato ricambio generazionale; l'eccessiva parcellizzazione dei terreni che rende difficile l'allevamento su larga scala".
"Lo sviluppo rurale dei territori è una delle nostre missioni principali - spiega Simona Girelli, vice presidente del Gal MontagnAppennino - Abbiamo finanziato questo dottorato per riportare la zootecnia dove era un tempo. Gli allevamenti sono leva importante per ripopolare le aree montane ma vuol dire anche cura del territorio e turismo sostenibile". Inoltre a fronte del cambiamento climatico la concentrazione di allevamenti in pianura non è più sostenibile. "Dobbiamo - commenta Francesco Di Iacovo, professore di Economia agraria all'università di Pisa - ricostruire una filiera di allevamento in montagna valorizzando pascoli e superfici che qui sono disponibili e offrendo una cura del territorio che va a beneficio di tutti". (ANSA).
'Per lupi e cinghiali allevamenti in altura verso l'estinzione in Garfagnana'
13 maggio 2026 • 16:51

