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(ANSA) - ROMA, 30 GEN - Chiudono in discesa, per il quinto anno consecutivo, i consumi complessivi di vino negli Stati Uniti, primo mercato della domanda mondiale con un controvalore al dettaglio di circa 60 miliardi di dollari l'anno, di cui 8 miliardi spesi solo per i prodotti italiani. Secondo le elaborazioni di Unione italiana vini (Uiv) su base Sipsource, le vendite della distribuzione nei supermercati, enoteche, ristoranti e locali sono scese dell'8,8% a volume e del 7,2% a valore. Anche l'Italia chiude in rosso il 2025, ma con decrementi più contenuti (-5,2% i volumi, -3% i valori) rispetto a una media fortemente condizionata dalla crisi dei prodotti statunitensi, che evidenziano contrazioni nei volumi vicine al 10%. A contenere il calo dei vini tricolori - secondo l'Osservatorio Uiv - è però principalmente il Prosecco (+3,7% i valori), autentico mattatore d'oltreoceano, oltre ad alcune denominazioni rossiste, come Chianti Classico e Brunello di Montalcino. In difficoltà tutte le altre principali Dop, "nonostante l'Italia - segnala Uiv - rimanga ben salda al comando dei consumi di vini d'importazione in un anno che ha svelato la nuova leadership delle vendite, anche a valore, nella categoria sparkling: 47,5% la quota per le bollicine del Belpaese, 46% quella francese". Nell'analisi Uiv la piattaforma dei distributori Usa, che misura gli scarichi di magazzino di prodotti diretti al punto vendita, gli spumanti italiani sono l'unica tipologia a registrare una crescita nei valori commercializzati (+2,1%). Gli analisti sottolineano in particolare che gli share dei consumi Usa per tipologia vedono un ulteriore allungo degli spumanti e oggi le bollicine valgono il 40% della spesa americana per le bottiglie italiane, seguite dai bianchi (28%), dai rossi (17%), dagli aromatici (4%) e dai rosati (3%). "Negli ultimi 4 anni - afferma Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini - i volumi consumati negli Usa si sono contratti di circa il 20%; è andata meglio ai vini italiani, che secondo le nostre stime hanno ceduto circa il 12%". "In questa situazione di debolezza di mercato, il contesto dei dazi - aggunge - risulta ancor più impattante". (ANSA).


