Guarda ai mercati internazionali e alle nuove tendenze del bere la 58/a edizione di Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati, con quasi 4mila aziende del Made in Italy enologico presenti a Veronafiere dal 12 al 15 aprile. L'appuntamento fieristico è stato presentato a Roma, a Palazzo Montecitorio.

Con un palinsesto di oltre 100 eventi ufficiali tra degustazioni e focus, la manifestazione consolida la propria capacità di attrazione e connessione tra operatori globali. Un hub di relazioni business che ospiterà oltre 1.000 i top buyer selezionati, con l'arrivo previsto di ulteriori operatori professionali esteri da oltre 130 Paesi.

"Vinitaly rafforza il proprio ruolo come motore dell'internazionalizzazione del vino italiano, grazie anche a un sistema di incoming altamente profilato, senza tuttavia trascurare i consumi interni - ha detto il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo -, proponendo strumenti, contenuti e occasioni di incontro sempre più mirati a sostenere la competitività del comparto. Il nostro obiettivo è offrire risposte strutturate al sistema vino, affiancando le imprese non solo sul piano commerciale ma anche sui temi strategici che ne determineranno il futuro".

In testa tra i 70 Paesi di provenienza degli operatori presenti al prossimo Vinitaly, c'è la delegazione nordamericana (Usa e Canada) che registra già l'exploit del contingente canadese (+31 top buyer sul 2025). Potenziato l'ingaggio della domanda asiatica di vino italiano guidata sempre dalla Cina, ma con accrediti che si prospettano in crescita da India, Giappone, Thailandia - che ospitano anche le tappe estere di Vinitaly - oltre che da Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Malesia e Filippine. L'area Sudamericana si posiziona per numerosità del programma di incoming 2026, con Brasile e Messico tra le piazze più dinamiche. In forte crescita anche gli operatori dell'Africa che quest'anno registra un perimetro di azione allargato a 10 Stati. Dentro ai confini europei, Germania e Paesi Nordici confermano la centralità del vino italiano nelle rispettive piazze. Completano la geografia delle presenze tra i padiglioni di Veronafiere diversi Paesi dell'Est Europa.

 

 

Uiv-Vinitaly, in Italia 30 milioni consumatori di vino, nei giovani +8%-- I consumatori di vino in Italia sono poco meno di 30 milioni di persone, il 55% della popolazione. I numeri negli ultimi cinque anni risultano stabili, mentre rispetto al 2011, quindici anni fa, si registra addirittura una crescita di oltre 600mila unità. Sono i dati dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly illustrati in occasione della presentazione alla Camera a Roma, della prossima edizione della manifestazione di Veronafiere (12-15 aprile). Si beve meno, e questo è vero, ma perché - rileva lo studio l'Osservatorio che ha analizzato i consumi negli ultimi due decenni su base Istat e Iwsr - è scesa la quota di user quotidiani, specie di recente, tra le fasce più mature. Oggi si sono invertiti i fattori: il 61% degli italiani consuma saltuariamente contro il 39% dei "quotidiani": nel 2006 il rapporto era quasi inverso. Si beve meno ma aumentano i consumatori. È un'evoluzione che rispecchia il grado di maturità nel rapporto degli italiani con il vino: più consapevoli, più moderati e più in linea con la ricerca edonistica e qualitativa del consumo. Ad allargare la platea sono, a sorpresa, proprio i più giovani, la fascia 18-24 anni è l'unica ad aver visto crescere significativamente la propria quota: +8 punti percentuali (dal 39% al 47%), a fronte di una stabilità nelle fasce più mature, e una perdita tra i Millennials (29-44 anni) in testa. A fronte di generazioni mature più "stanche", dove la discriminante prezzo la fa da padrona e il fuori casa perde terreno, il rapporto dei giovani con il vino, rileva il responsabile dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly Carlo Flamini, è motivato da curiosità e affermazione di sé, ma soprattutto dal fatto che la bevanda piace e il vino diventa un must fuori dalle mure domestiche