(ANSA) - BOLOGNA, 28 APR - La mostra 'Le signore delle camelie', da oggi al 16 maggio alla Biblioteca Salaborsa di Bologna, nasce dall'incontro tra la fotografia documentaria di Isabella Franceschini e l'impegno di Stop TB Italia nella lotta contro la tubercolosi in Senegal.
    "È un progetto che si colloca in uno spazio pubblico, accessibile e quotidianamente attraversato, - ha spiegato il curatore Lorenzo Balbi, direttore del Mambo - con l'intento di trasformare l'esperienza estetica in un'occasione di conoscenza e consapevolezza e per restituire alla questione della tubercolosi una dimensione umana, concreta e condivisa". "Io la conoscevo come la malattia dell'Ottocento legata all'eroina di Dumas e alla Traviata di Verdi, ma purtroppo ho scoperto che questa malattia è ancora oggi quella che miete più vittime al mondo", ha aggiunto la fotografa.
    L'associazione Stop TB Italia si occupa di tubercolosi, una malattia ancora molto diffusa con oltre un milione di vittime ogni anno. Colpisce soprattutto i Paesi a basse risorse, come l'Africa subsahariana e il Sud-Est asiatico. In Senegal, dove l'incidenza è alta, Stop TB Italia opera dal 2012 supportando il sistema sanitario locale con strumenti diagnostici, personale medico e aiuti economici e sociali ai pazienti. Un ruolo fondamentale è svolto dalle Badiengo, donne dei villaggi formate per sensibilizzare la popolazione, individuare casi sospetti e accompagnare i malati nel percorso di cura. L'associazione ha avviato anche un progetto agricolo: ex pazienti guariti, spesso in difficoltà economica, coltivano prodotti destinati sia al sostentamento delle loro famiglie sia alla vendita, contribuendo al finanziamento del progetto sanitario. Stop TB Italia, che si sostiene principalmente di donazioni private, organizza inoltre corsi di formazione per giovani medici italiani, offrendo loro un'esperienza diretta nei contesti a risorse limitate.
    Attraverso cinquanta immagini selezionate da un ampio archivio, la mostra mette al centro non solo l'aspetto medico, ma anche quello sociale e culturale della malattia. Le fotografie raccontano la forza delle comunità locali, il ruolo delle volontarie e l'importanza della consapevolezza collettiva. Il lavoro di Isabella Franceschini evidenzia anche il peso dello stigma, una delle conseguenze più gravi della tubercolosi: vergogna, isolamento e difficoltà a parlarne. (ANSA).